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In sostanza si chiede un’azione preventiva e di fatto si propone un processo alle intenzioni. Il Rosso come il cavallo di Troia, non è male ma questa è sempre la stata la scusante per lasciare le cose come stanno, tipico dei conservatori a tutti i costi. Considerare risolutivo quel 15 % di altre uve ai fini del successo di mercato del Rosso è difficile, però è un’opzione che vale la pena di far esplorare a chi ci si vorrà cimentare. Continuare ad imporre a tutti una soluzione - quella attuale – che non funziona o funziona poco, visto che stiamo parlando di mercato, è da considerarsi quantomeno illiberale. Ho un sospetto, però. Persa a suo tempo la battaglia contro le modifiche del Chianti Classico, del Vino Nobile di Montepulciano che non hanno perso né l’anima né l’appeal nonostante la presenza di altre uve oltre al sangiovese, per non parlare del Cirò, di Bolgheri, e di tanti altri ancora. Non è che anche questa volta potrebbe succedere lo stesso ? In definitiva gli unici a dover decidere sono i produttori. Bueno articolo tanto rumor per nulla
Non voglio entrare nel merito del Rosso di Montalcino e di cosa potrebbe diventare con un nuovo disciplinare, ma sono certo di una cosa: in Italia troppo spesso e troppo diffusamente c'è l'insana abitudine di cambiare le regole dei disciplinari. Dobbiamo essere coscienti che il consumatore finale ha bisogno di regole certe, semplici e durature. Non è possibile che i disciplinari italiani continuino a cambiare in base a come cambiano le mode di consumo. E' un segnale di grande debolezza di chi non vuole credere in quello che fa e in quello che ha. Eppure la Francia è così vicina a noi ma non abbiamo ancora imparato la lezione.
Perfettamente d'accordo e +/- esattamente quello che ho spiegato alcuni giorni fà ai miei lettori (http://www.enobooks.de/aktuell/blog/montalcino-droht-nach-dem-brunellogate-jetzt-ein-rossogate), purtroppo :-) in lingua tedesca.
I disciplinari devono cambiare necessariamente quando le condizioni di mercato si modificano. Il vino si deve vendere. Se rimane sugli scaffali difficilmente si riesce a mantenere la qualità mentre è più probabile che chiuda la cantina. La qualità costa. Costa produrla e costa mantenerla. Per questo il disciplinare del Brunello dalla sua promulgazione ad oggi è cambiato: ci mancherebbe altro che non fosse cambiato. Cinque anni obbligatori di legno in annate come il 1984, il 1989 o il 1992 o oltre meno disastrose, sono un fulgido esempio del perché le modifiche sono necessarie. Per non parlare del tenore di acidità, ecc. Quando le cantine lo reputano necessario li cambiano. Il disciplinare non un fine è un mezzo. Fortunatamente la legge prevede che siano i produttori a decidere sui disciplinari di produzione.
Cari amici, la mia opinione, in lingua spagnola, su Montalcino la penso diversamente dalla maggioranza e mi sento fuori posto. Quello che ho spiegato ai miei lettori: http://elmundovino.elmundo.es/elmundovino/noticia.html?vi_seccion=12&vs_fecha=201109&vs_noticia=1315455791 Un abbraccio Juancho Asenjo
La mia opinione e' la seguente: 1) Il disciplinare del Brunello per quanto riguarda la purezza del Sangiovese non si tocca, rimane 100%. 2) Dal disciplinare DOC del Rosso di Montalcino, visto gli ottimi risultati raggiunti da questo tipo di vino che riscuote sempre piu’ consensi fra i consumatori, un Sangiovese 100% piu’ fresco ed anche piu’ economico, si dovrebbe estrarre una DOCG Rosso di Montalcino Superiore (come hanno fatto a suo tempo a Soave), per garantire meglio il tipo di conduzione delle vigne, nel senso sistemi di allevamento, gemmatura, potatura, densita’ eccetera eccetera e limitare i terreni soltanto a quelli efettivamente piu’ vocati, gli stessi del Brunello, per intenderci. 3) A questo punto la DOC Rosso di Montalcino potrebbe essere mantenuta per un rosso vero, cioe’ un assemblaggio o un uvaggio, visto che in nessuna DOC italiana con la dizione “Rosso” e’ mai stata indicata una vinificazione in purezza da un solo vitigno. “Rosso” ha sempre significato per tutti che ad un vitigno principale se ne aggiungono altri. 4) Abolire quindi la Sant’Antimo per quanto riguarda i rossi. Rimanga solo per gli eventuali bianchi.
Caro Mario, la mia vecchia proposta di, cambiando il disciplinare con l'aggiunta di un 15% di altre uve, specificare semplicemente in etichetta Sangiovese 100% per chi lo farebbe in purezza è stata giudicata troppo difficile per il mercato. Figuriamoci un Sangiovese Superiore DOCG..
Caro Carlo, potrei dirti che le DOCG Superiore estratte da una DOC sono gia' tante e nessuna e' stata giudicata troppo difficile per il mercato! Per esempio: Aglianico del Vulture Superiore, Asolo Prosecco Superiore, Barbera d’Asti Superiore, Barbera del Monferrato Superiore, Bardolino Superiore, Cesanese del Piglio Superiore, Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, Dolcetto di Dogliani Superiore, Dolcetto di Ovada Superiore, Soave Superiore, Cartizze di Valdobbiadene Superiore, Valtellina Superiore, Vermentino di Gallura Superiore..............
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