loading
Chi siamo Filosofia LINK Contatti FEED RSS
Alta Fedeltà
LaVINIum - rivista di Vino e cultura online
Liciano Pignattaro - Wine Blog
Carlo Macchi - WineSurf Giornale di Enogastronomia
The authoritative online consumer newsletter about the wines of Italy
Guida Vini
Wine Fiction
Vinipedia
vinchiesta
vinformo
vinviaggio
vinteressa
vinsud
vinstoranti
vinco
garantitoigp
VinItalia

Naviga la mappa per scoprire le degustazioni dei vini regione per regione

VinCo

Da Oggi su Winesurf.it
puoi giocare e vincere fantastici premi.
Clicca e gioca subito!

Vintrovabile - il primo gioco sul vino - trova il ooghi e vinci

Scopri i partner di Winesurf!


VINteressa

08/03/2012
Sfogo da vecchio: ma può un vino riconoscere chi ha davanti?
gravner.jpg
Me lo sono detto, ripetuto, gridato che non era il caso! Che non erano fatti miei, che non avrei spostato una virgola e mi sarei fatto solo altri nemici, ma “quanno ce vo’ ce vo’”. Se non mi mettevo a scrivere stavo male e sicuramente mi pentirò di quanto scritto, però….

Sono trent’anni che ascolto produttori di tutte le razze presentare i loro vini evidenziando (in ordine casuale) vigna, famiglia, lieviti, terreno, uve, nonno, enologo (anche questo, si) scelte di vita (a bizzeffe), lune, piogge, microclimi e poi barriques, botti, vasche di cemento, giare, filosofie di vita (a ribizzeffe) e, credendoci il giusto, ho sempre però pensato che stessero facendo il loro lavoro e per questo, se non avvelenavano la gente, andavano rispettati.

Per questo rispetto profondamente Josko Gravner e tutti i suoi cambiamenti di stile enologico, derivati sicuramente da profonde convinzioni e da scelte sofferte e sudate. Lo reputo un grande vignaiolo, un uomo con cui credo sia bello parlare di tutto, anche di vino. Ma quando ho letto che in un intervista ha dichiarato “I miei vini capiscono benissimo chi hanno davanti. E si comportano di conseguenza. Se chi li beve è diffidente, si chiudono” non c’ho visto più.

Ripeto: devo stare zitto!!! Sono io quello che parla con una vite da più di due anni, di fronte a migliaia di  spettatori e quindi cosa posso dire ad un grande produttore come Gravner?
ingrandisci grvneranfore.jpg
Forse potrei dirgli che, come faccio io con le viti del Grande Fratello, dovrebbe farci capire quando scherza e quando parla sul serio. Perché io spero proprio scherzasse quando ha detto quella frase; spero proprio che il giornalista sia scoppiato a ridere, poi si siano date due pacche sule spalle et voilà, niente di meglio di un cazzata al momento giusto per cementare un’amicizia.

Però dovrei stare zitto, ZITTO!!! Io sono quello che non è saltato al collo di Enzo Rivella quando  ha detto che l’ottanta per cento del Brunello era stato fatto con altre uve, quindi che cosa voglio? E non si può nemmeno dire che Rivella mi avesse strizzato l’occhio, dato di gomito o comunque mi avesse fatto capire che stava burlandosi dell’universo mondo. Lui ci credeva e quindi chi sono io per criticare Gravner e chi l’ha intervistato?

Sono un comune mortale che ama il vino, un po’ lo conosce e sa che frasi del genere rischiano di creare dei mostri. Perché se c’è una cosa che mi sembra manchi a molti produttori cosiddetti “naturali” è l’ironia e l’autoironia. Forse perché si sentono accerchiati dai cattivi non abbassano mai la guardia ed anzi, alzano spesso il tiro. La frase di Gravner penso faccia parte di questo modo di approcciarsi al mondo della comunicazione. Se una frase del genere la dicesse un qualsiasi altro produttore  i casi sarebbero due: o scoppia la risata o ci si guarda intorno impauriti.

Con Gravner invece la si virgoletta e la si propone come argomento serissimo di discussione.
gravnerribolla.jpgAltro argomento serio di discussione (sempre dalla stessa intervista ma glielo avevo sentito dire altre volte) che lui fa il vino per se stesso. Ora sarebbe facile sostenere che (con 30.000 bottiglie) 225 tonnellate di vino sono forse eccessive per consumo personale, ma tutti sappiamo cosa vuol dire. Lui fa il vino COME se lo facesse per sé, con la stessa cura, attenzione che metterebbe in uno o due quintali. Questo lo capisco anche io e ne faccio tesoro.

Però quella frase….signor Gravner…lei crede veramente che il suo vino legga nell’animo e nella mente delle persone? Se così fosse perché non ci avverte prima, magari quando entriamo in enoteca,così evitiamo di spendere soldi per comprarlo?

Ammetto di essere uno dei prevenuti diffidenti! Che posso fare? Mi aiuti lei!

Ma forse…forse lei voleva dire che, come la bellezza è negli occhi di chi guarda, così la bontà di un vino è nel palato e nel naso (nonché nell’occhio, perché se uno vede che è Gravner non può dire che è ossidato….) di chi assaggia. Quindi quel vino si chiuderà perché in realtà è l’uomo a chiudersi a quel vino. Una specie di gioco di specchi dove una bevanda antica si fa gioco di un uomo “moderno”, mettendogli davanti al naso tutti i suoi pregiudizi, le sue ignoranze, i suoi dubbi.

Ora ho capito! Anvedi….gagliardo...
Autore: Carlo Macchi
facebook twitter technorati digg Del.icio.us stumbleupon

Commenti presenti: 12
Giacomo Pevere
inserito il 08/03/2012

Sinceramente per quel poco (molto poco) che ho avuto modo di conoscere Gravner questa sua affermazione proprio non me la spiego, persona ben lontana dalle credenze che questa affermazione farebbe supporre. L'unica spiegazione che mi sono dato è quella che tu stesso dai alla fine, una provocazione per coloro che davanti ai suoi vini si chiudono (loro e non il vino) senza voler ascoltare quel che c'è nel bicchiere. Altrimenti proprio non me la spiego.

Gabriele Succi
inserito il 08/03/2012

Cit: "Ora sarebbe facile sostenere che (con 30.000 bottiglie)225 tonnellate di vino sono forse eccessive per consumo personale, ma tutti sappiamo cosa vuol dire. Lui fa il vino COME se lo facesse per sé, con la stessa cura, attenzione che metterebbe in uno o due quintali..." Quindi se lo dice il bravo Josko è un Dio in terra e se lo dice il sottoscritto che di bottiglie ne fa la metà esatta, la cosa non vale un benemerito accidente? Boh...

Joao el Traduttor
inserito il 09/03/2012

Gabriele, hai provato a cambiare nome invece di cambiare i tuoi vini? Prova a tradurti in altre lingue: ad esempio Gabriel Suckling, oppure Gabrsko Sucner o Gabriel Suchon. Per me funziona.

carlo macchi
inserito il 09/03/2012

Caro Gabriele, ti faccio un esempio chiaro. Qualche anno fa un nano con la parrucca firmò un contratto davanti gli italiani dove si dicevano tante belle cose. Anni dopo, nonostante non ne avesse mantenuta una venne nuovamente eletto. Bisogna essere bravi, ma bravi-bravi-bravi per convincere la gente che una bufala è realtà. insomma...devi studiare!

Nelle Nuvole
inserito il 09/03/2012

Ci ho pensato, zampettando da un blog all'altro, e alla fine ho smesso, il tutto merita un tempo medio di pensamento di non più di 24 ore. Non prima però di giungere alla conclusione che in molti abbiamo un'idea distorta riguardo alle capacità di produttori/vinificatori/viticultori. Questi ultimi possono rivelarsi ai vertici della loro attività, ma ciò non vuol dire che lo siano altrettanto quando si tratta di esprimersi, comunicare, elaborare pensieri filosofici/esistenziali. Nel caso del signor Gravner, l'ottimo Scanzi nel suo pezzo ha messo in risalto l'aspetto mistico-esoterico di un produttore di vino a cui piace già di per sé il "famolo strano".

Giulio
inserito il 09/03/2012

"quel vino si chiuderà perché in realtà è l’uomo a chiudersi a quel vino". Ecco, alla fine ci sei arrivato a capire il senso della frase di Gravner. Vecchio sì, Carlo, ma non ancora del tutto incapace. E' quanto accade normalmente quando assaggi un vino "strano": uno lo esalta, l'altro lo demolisce. E' lo stesso vino a provocare due effetti diversi. O no?

carlo macchi
inserito il 09/03/2012

Vorrei tanto fosse così semplice e vorrei ancora di più che le guerre di religione sul vino venissero fatte allegramente a tavola.

Gabriele Succi
inserito il 09/03/2012

Carlo, per vendere bene le chiacchiere bisogna studiare tantissimo... ...e, purtroppo, credo che si vendano ancora meglio se il produttore proviene da certe zone piuttosto che da altre... E il paragone "lui la canta bene, io no..." non è riferito nella fattispecie a me, ma anche a tantissimi altri produttori piccoli e da tutte le parti d'Italia che si impegnano allo stesso modo, e quando raccontano certe cose la gente pensa "che vengono dette perchè vanno dette...a fini commerciali..." @ Joao Certo che Gabriel Suckling suona bene...qualche boccia in più sicuramente la venderei, specie agli anglosassoni... :) Ciao

Simona
inserito il 10/03/2012

Forse dovrei stare anch'io ZITTA...ma ho già detto altre volte sull'argomento. La verità è che ci sono enologi/enotecnici che quel vino lo prendono come si presenta: stanco, con sentori di ossidazione spinta, OGGETTIVAMENTE poco apprezzabile. lo definiamo un vino di qualità? Ricordiamoci che il sig. Gravner è diventato famoso quando ancora faceva i vini in maniera "moderna". Ed è vero che a lui tutto si concede. Mi è anche capitato di parlare con una persona che organizzando una serata con i vini di Gravner con il produttore presente, si preoccupasse che nessuno dalla platea avanzasse una qualche provocazione che causasse fastidi al produttore. Siamo al paradossale. Qui si parla di vini che alle volte rasentano il difetto...devo in fase di degustazione apprezzare anche i difetti?Perché allora forse devo cambiare modo di approcciare un buon calice di vino.

Granocchiaio
inserito il 10/03/2012

Che bello leggere queste cose. Nella mia notevole ignoranza e mancanza di termini tecnici non mi sono mai azzardato a dire quello che dite voi. Che il Signore ve ne renda merito! Ricordo una premiazione 3 bicchieri dove per la prima volta assaggiai “la cosa”. Non sto a ripetere quello che voi sapete meglio di me, ma dopo un po’ decisi che forse io non ci capivo un granché, ma che sicuramente uno che fa quel vino lì e c’ha gente e che glielo compra ad un prezzo mica male, altri meriti a parte, è un grande! Poi ho avuto la fortuna (sic) di assistere ad una degustazione fatta di persona del guru francese famoso per il pari collo che porta come un consumato attore. Qui il risultato risultò grosso modo paragonabile, ma il costo della bottiglia mi pare fosse più del doppio del nostro. Allora vuol dire che era almeno il doppio più bravo del nostro. E grazie ancora per avre dato parole ai miei pensieri.

carlo macchi
inserito il 10/03/2012

Si figuri dottor Tonini, siamo noi che ringraziamo lei per tutte le cose belle che scrive.

maurizio gily
inserito il 11/03/2012

Non so se parlasse seriamente ma nel caso non ne farei uno scandalo. Una concezione estrema del "naturale" e l'animismo sono parenti stretti. Quante volte abbiamo sentito parlare, o parlato noi stessi, di vini senza anima? Da una metafora ad una interpretazione letterale il passo è breve. Ma essere animista, o shintoista, non è un delitto. Per me Gravner può dire e credere cosa vuole, è la sua libertà: la nostra è quella di bere i suoi vini o di lassarli altrui, come dice il poeta.

WinesurfTube

Nebbiolo Prima 2013: spiccano i Barbaresco 2010, per ora.Nebbiolo Prima 2013: spiccano i Barbaresco 2010, per ora.

...

Segui Winesurf su youtube - degustazioni, visite in vigna ed in cantina, interviste
VINformo
23/05/2013

31 maggio, 1-2 giugno: tornano "I profumi di Lamole"

Il 31 maggio ed il 1-2 giugno tornano a Lamole “I Profumi di Lamole”. Dodicesima ...

20/05/2013

Sangiovese o Sangiovesi? 1 giugno a Radda nel Bicchiere

Venite,  venite dolci dame e valenti cavalieri! Accorrete alla tenzone nomata  “Sangiovese o Sangiovesi?” In ...

23/04/2013

Montalcino: il consorzio denuncia Soldera

E’ di pochi minuti fa il comunicato stampa in cui il Consorzio del Brunello di ...

Newsletter

Per ricevere in anteprima tutte le più interessanti informazioni sugli aggiornamenti inserisci il tuo indirizzo email per iscriverti alla newsletter di Winesurf

VINetwork

Puoi trovare aggiornamenti su attività, articoli, pubblicazioni, degustazioni e tutto di WineSurf sui principali social network e social bookbarks.

Facebook Winesurf Youtube Winesurf Twitter Winesurf Tumblr Winesurf FriendFeed Winesurf