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22/03/2012
Vinitaly: nostalgia o sciatalgia?
ingrandisci sciatalgia.jpg
Botta e risposta tra un nostalgico del Vinitaly ed uno che proprio ne farebbe a meno.


(Giovanni Solaroli)
 
La nostalgia e' una brutta bestia. Non sai mai quando ti piomba addosso e quindi non puoi scansarti.
E non sai nemmeno quale forma prenderà tra le tante possibili e perciò e' difficile individuare una qualunque forma di cura preventiva. Tutti ne sono o ne saranno,colpiti.
Si può essere immuni ad una nostalgia, ma potete star certi che per ognuna alla quale si e' resistenti, ce n’è subito un'altra più aggressiva.
Io ad esempio sono immune alla variante del tutto simile a quella che colpisce i brasiliani, specie i calciatori, quando sono fuori dal loro paese.
Lo sono anche a quella che i portoghesi combattono con quell'arma letale che si chiama Fado. Sfido chiunque lo ascolta a resistere più di 10 minuti,  logico che poi anche la nostalgia non resista. Resisto anche alla nostalgia della cucina di casa, e ciò  e' abbastanza facile perché mia madre cucinava male.
Nemmeno per i vini di una volta riesco a evocare ricordi struggenti capaci di farmi assomigliare a un Pluto bastonato.
Ma ci sono altre varianti, ad esempio la cosiddetta “nostalgia di valico” che colpisce ogni romagnolo di ritorno a casa: i sintomi sono strani e possono essere scambiati per un malfunzionamento dell’autoradio. Ad un certo punto l’autoradio attacca a suonare il nostro inno nazionale, Romagna Mia e non c’è verso di cambiare. Funziona un po’ come Radio Capodistria, che una volta entrati nel suo raggio d’influenza si sentiva solo o …”mamma son tanto felice…” oppure Bandiera Rossa. E poteva mancare la nostalgia del Trio Romagnolo per eccellenza, Gnocca, Sanzvès e Piadena? Alle prime due c’è rimedio, si trovano in tutta Italia, anche se il Sanzvés a volte si deve nascondere, ma alla piadena non c’è sostituto che tenga, ed infatti ne ho sempre una scorta in macchina. Se poi viaggio in treno o in aereo mi porto la versione gonfiabile: non si mangia ma l’effetto anti nostalgia è assicurato.
Posso dunque dire a giusto titolo di essere immune a molte varianti di nostalgia, anche se non a tutte e in questi giorni ho avuto un attacco di nostaglia da Vinitaly.
nostalgia.jpgSarà l'effetto della Legge di Grimes, secondo la quale nostalgia è rendersi conto che le cose non erano insopportabili come sembravano allora, ma leggendo qua e la, scorrendo le mail di amici e vignaioli che ti invitano a visitarli in Fiera e anche imprecando contro certi comunicati stampa, in me se n’e' accumulata un kilo circa.
Ma ho la cura! Come tutti gli anni mi troverò al lavoro presso il consorzio dei vini di Romagna, nel padiglione della regione Emilia-Romagna, cercando di sorridere e rispondere con gentilezza e pazienza a tutti. Anche alle domande più assurde, a quelle più ingenue,alle più provocatorie e alle più esuberanti risponderò con garbo.
Sarei già felice se qualcuno, sforzandosi un pochino, mostrasse un po' di interesse non solo per i vini ma anche per le storie e per le persone che ci stanno dietro. Sono li apposta!
 
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(Carlo Macchi)

La sciatalgia è una brutta bestia, non sai mai quando ti piomba addosso ma stai sicuro che farsi un Vinitaly la invoglia non poco a farsi viva. Per fortuna mi ha sempre risparmiato (almeno fino ad oggi e solo al Vinitaly) ma il camminare o lo stare in piedi tutto il giorno non è certo la migliore cura.
Anche per questo non sopporto Vinitaly ed in generale le grandi fiere del vino. Sono dei luoghi in cui non c’è assolutamente respiro, in cui ti senti in dovere verso te stesso di dare un senso a giornate di 20 ore così organizzate.
Sveglia alle 7, veloce doccia e velocissima colazione. Con veloce ed incazzata lentezza (leggi “coda”) si arriva in fiera, si cerca di parcheggiare con altrettanta bradipica velocità, mentre il tuo fegato, molto provato dall’ora precedente, si prepara a sorridere assieme a tutto il resto del corpo per le restanti ore che ti separano dal letto. Il piatto forte sono le 12-13 ore in cui la tua faccia assume solo due espressioni, quella “di riposo” e quella “di attenti. Il riposo è un espressione seria e concentrata mentre l’attenti si compone di un sorriso da paresi facciale e stop.

Queste due facce si danno il cambio alla bisogna, come immote maschere greche in cui si muovono solamente gli occhi. E come se si muovono! Vagano a destra e a manca alla ricerca di…non si sa di chi o cosa, ma non ho mai visto nessuno (produttore, ristoratore, enotecaro, appassionato, giornalista etc) che mentre parla con qualcuno non lanci occhiate indagatrici a destra e sinistra. Perché? Sempre per cercare di dare un senso al tutto, per non perdere neanche una briciola di incontri, di possibilità, di affari possibili ed impossibili (oppure per cercare di evitare incontri possibili ma non voluti…).

ingrandisci logo_vinitaly.jpgDopo 12-13 ore a questo modo ogni essere umano non gravato da pene detentive importanti  si meriterebbe un po’ di riposo, ma Sadeitaly non ti da respiro. Puoi scegliere se correre in albergo, poi correre a fare la doccia e poi correre a cena con clienti, importatori, colleghi, amici, marziani, venusiani o altro, oppure semplicemente montare in macchina e, cullato dalla coda, farti portare verso il ristorante dove ricomparirà la paresi “dell’Attenti” per almeno altre 4 ore. Se sarai fortunato potrai arrivare in camera attorno all’una di mattina.

A quel punto il tuo corpo sarà da gettare ai cani ma avrà comunque il tempo di giocarti l’ultimo scherzetto. Infatti la lunga cena, con relativi e approfonditi assaggi, non viene mai seguita da una digestione regolare, che permetta al padrone dello stanco ammasso di carne di godersi almeno 6 ore di sonno. Le varianti sul tema sono:

1.Ti addormenti solo dopo due ore incazzato come una biscia maledicendo la cena, i vini e quel bischero (cioè tu) che non sa dire di no ad un invito.

2.Ti addormenti subito ma  ti svegli dopo due ore e passi le rimanenti quattro a rigirarti come un involtino nel sugo  bevendo quantità industriali d’acqua.

3.Molto semplicemente non riesci a chiudere occhio e così, preso dalla disperazione sei anche costretto a passare in rassegna tutta la giornata ed a fare il programma per la prossima.
 

In ogni caso la mattina alle sette lo straccio travestito da essere umano dovrà essere pronto a ripetere la stessa cosa del giorno precedente, volente o nolente. In tutto questo non ho inserito la sciatalgia, ma anche senza di lei potete capire perché, credo assieme a molti, non ho nostalgia del Vinitaly?

Autore: Giovanni Solaroli e Carlo Macchi
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Commenti presenti: 9
Nelle Nuvole
inserito il 22/03/2012

Io non ho nostalgia, ma aspettative sì. Anche di vedere il duo tosco-romagnolo di cui sopra.

Gianpaolo Giacomelli
inserito il 22/03/2012

per me è come stare nel paese dei balocchi: nessun impegno mondano, nessun happening stamparolo, nessun convegnoincontrodibattito...ma tanti...tanti...tanti assaggi di vini e zone che non sono riuscito a coprire durante l'anno...ci vorrebbe sempre un giorno in più per fare tutto il programma ...dunque, in attesa di valide alternative....W il Vinitaly.

simona
inserito il 23/03/2012

nostalgia...ni...sciatalgia nu...il "dolor" per aver sbagliato scarpe per andare in fiera...SI!!! Concordo con il "tosco"...ma anche con il romagnolo...anche se per andare dietro una semplice etichetta o un calice di vino, il Vinitaly è il posto sbagliato. Molto meglio andare in azienda o partecipare agli eventi organizzati dalla stessa. E' anche vero...mio carissimo Macchi che per molti avere a dispozione un crogiuolo di aziende in pochissimo spazio è pur sempre allettante. Io andrò...per vedere l'avatar in lombardia, per bermi un bicchiere dopo aver pedalato, nel senso vero del termine, almeno 1 min, per vedere come son stati spesi i soldini per il pad. XYZ...per fare un pò di gossip vinicolo!! E per rivedere qualcuno della ciurma di Winesurf...o WINDSURF come piace tanto a qualcuno :-)

Mario Crosta
inserito il 23/03/2012

Come ho scritto ieri anche da Lizzy, "mai al Vinitaly, dove mi invitano sempre ma non vengo mai (come il grande capo indiano MO' VENGO ANCH'IO, che non venne mai)". Lei mi ha gentilmente risposto: "Ti aspetto al Vinitaly. Verrà il giorno che ci arriverai!" e col su fascino... chissa'! Ma vedi, caro Carlo, che ho ribattuto "Portato sulle spalle da sei becchini, forse. Non sopporto le resse, i supermercati, gli ingorghi, le luci della ribalta. Sono andato al primo MiWine solo per presentare i Tokaji e gli Egri, ma se tu sapessi quanto ho sofferto! Angelo Gaja mi porto' dentro la sala dove si degustavano vecchie annate delle cantine famose, in mezzo a una coda di giornalisti accreditati che protestavano col tesserino in vista, ma prima che cominciasse la degustazione ne uscii cedendo il posto ad un amico polacco. Non ce la faccio a combinare il vino con qualcosa di diverso dal silenzio della campagna. Avevo una vigna ad Alghero, mi addormentavo sotto le piante con i gatti intorno e la gatta sul petto che mi svegliava quando non sentiva piu' puzzare di vino l'alito, leccandomi il naso. Qui vado a funghi nel bosco anche quando non ci sono, pur di vedere qualche mio socio quattrozampe selvatico. No, al Vinitaly soltanto cadavere!". Ecco tutto e Inter hurrà.

carlo macchi
inserito il 23/03/2012

Che belle immagini Mario! E' il Vinitaly ad avere bisogno di te, non viceversa.

Mario Crosta
inserito il 23/03/2012

Caro Carlo, certe volte mi fai piangere, sai? Come adesso. Perche' e' vero che e' l'Inter che ha bisgno di te e non tu dell'Inter (pardon, il Vinitaly...). Una volta, ti giuro, c'ero arrivato vicino, a Ferrazze di San Martino Buon Albergo. Ma la sera finii in trattoria a mangiare l stracotto d'asino con il Corvina-Merlot, sono andato a dormire da Maddalena Pasqua di Bisceglie e il girno dopo ho preferito passeggiare nel bosco ex parco per vedere le sue tre vigne circondate da piante provenienti da tutto il mondo, c'erano dei lavoranti moldavi che mi fanno sempre piangere quando pssiamo parlarci in una lingua slava, come vecchi amici, insomma ho mandato affanculo anche quella volta la fiera del vino piu' importante del mondo. Non c'e' niente da

carlo macchi
inserito il 23/03/2012

Dai Mario! Magari quando sarai vecchio ti verrà la voglia senile di visitare Vinitaly. A quel punto ti chiedo solo di telefonarmi che non mi voglio perdere la scena.

Mario Crosta
inserito il 23/03/2012

....qualcosa e' successo con queste diavolerie elettroniche o forse sono io che ho bevuto troppo... Stavo scrivendo che non c'e' niente da fare: son fatto così. Leggo i vostri scritti, vi voglio bene, ma il mio mondo e' ancora indietro di almeno cinquant'anni. Non baratterei mai il miglior Barolo che esiste con un Freisa di chi so io, con un Oltrepo di chi so io (eh... Lino?) , con un Tocai rosso vicentino di chi so io, insmma vini ancora simili a quelli che mi piacevano gia' quarant'anni fa. Oggi purtroppo la gran parte e' cambiata, si e' adeguata ai vari Vinitaly, ha perso la terra, il vignaiolo, l'affezinato beone come me. Ma tutto quel casino, quelle luci, quelle degustazioni, quelle televisioni, non e' che per caso abbiano stravolto il mondo bucolico del vino? Avranno fatto bene? Avranno fatto male? A voi l'ardua sentenza. Io vado a cercarmi la genuinita' in Gergia, in Serbia, in Romania, dove la barbarie del cosiddetto progresso e' ancora in ritardo. Che ci vuoi fare? Sono rimasto "slow".

Mario Crosta
inserito il 23/03/2012

Promesso: ti telefonero', come a Lizzy e a Maria Grazia, che in zona sono le piu' belle intenditrici, così saremo pure due belle coppie e chissa' quante bottiglie manderemo insieme in pensione...........

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