Questo sito utilizza cookie di profilazione di terze parti.
Se vuoi saperne di pił o negare il consenso a tutti i cookie, clicca su "Approfondisci".
Proseguendo la navigazione, acconsenti alla raccolta e all'uso dei cookie.

Accetto l'uso dei cookie          Approfondisci
loading
Facebook Winesurf Youtube Winesurf Twitter Winesurf
Chi siamo Filosofia LINK
Una vera guida online aggiornata in tempo reale
Racconti fantastici che riguardano il mondo del vino
La pił folle enciclopedia del vino
Vinchiesta: le nostre inchieste sul vino
vinformo
vinviaggio
vinteressa
Cosa accade nel vino al sud
Le nostre soste
Quello che i 'giovani' garantiscono
Carlo MacchiKyle Phillips Lorenzo ColomboRoberto Giuliani
Luciano PignataroStefano TesiAngelo PerettiAndrea Petrini
VinItalia

Naviga la mappa per scoprire le degustazioni dei vini regione per regione




VINchiesta

12/03/2007
Merlot in Toscana? Un vitigno inadatto per molti enologi!
landi2.jpgMe ne stavo all’Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano. Prima di iniziare gli assaggi ci viene fatta la presentazione dell’annata 2006 dal noto enologo Lorenzo Landi. Stavo seguendo con un orecchio solo i suoi pur interessanti discorsi quando sento uscirgli di bocca questa frase:
“Oramai è chiaro che il Merlot, vitigno di zone fresche, mal si adatta ai climi caldi come, per esempio, quello che trova in la Toscana!
Non sono saltato sulla sedia perchè dotato di buon autocontrollo. Mi guardo in giro per vedere se qualcuno reagisce ma tutto prosegue tranquillamente. Mentre aspetto che Landi finisca il suo intervento  preparo il piano di guerra. Intervisto lui per farmi confermare la cosa e poi passo in rassegna un buon numero di enologi per capire cosa sta succedendo. Nel frattempo faccio anche mente locale sul fatto di essersi perso qualche passaggio.....ma no! Fino ad ieri, da 15 anni a questa parte, ci hnno somministrato dosi industriali di merlot come panacea di tutti i sangiovese (e non solo...) ed ora viene fuori che non è un vitigno adatto a climi caldi? Ma ci stanno prendendo in giro adesso, prima, oppure in entrambi i casi?. Forse allora dovremmo piantare nero d’avola, che sicuramente si adatterà perfettamente, salvo tra 20 anni scoprire che non è certo il massimo per climi un po’ più freddi e sostituirlo con il Pinot nero, o forse con il Riesling o con l’orzo canino o la bietola circassa. Cari produttori toscani non avete capito nulla!!!! Piantavate Merlot, nonostante i tecnici vi dicessero che in regione non andava bene.......

Mentre affilavo le armi con questi pensieri cattivi Landi termina ed io mi fiondo ad intervistarlo.
D. Hai appena detto che il Merlot non è molto adatto ai climi caldi. Quindi tutto il merlot che è stato piantato in Toscana negli ultimi 20 anni cosa è stato piantato a fare?
 
Landi: “E’ stato un tentativo e non solo in Toscana. Nessuno nasce imparato! Portare vitigni del nord a sud è stata una tendenza forte ed io non mi chiamo fuori da questo. L’ho fatto anch’io!. Poi dopo che l’hai fatto uno cerca di capire se ha fatto bene o male. D’altra parte il ragionamento che stava alla base di tutto era anche giusto. A Sud  il merlot mi matura meglio che al nord e così sto tranquillo: inoltre mi matura bene tutti gli anni. L’inghippo è che maturando troppo presto ha due grossi problemi: aromi che si perdono e squilibri idrici in piena maturazione: quest’ultima termina male  e tende così ad avere tannini ruvidi e con questi squilibri tannici diventa difficile da lavorare. Ma questo però l’abbiamo visto dopo!  Comunque per fare un tipo di vino potente va ancora bene, ma per la finezza aromatica e gustativa non funziona.”
Fino a qui la dichiarazione molto chiara, onestissima e precisa di Landi. Adesso si trattava di avere conferme o smentite. Per questo nei giorni rimanenti dell’anteprima ho chiesto un parere sul Merlot a diversi enologi. Non potevo però fare a meno di continuare a pensare a tutti gli ettari di Merlot piantati in Chianti,  a Montalcino ,a  Montepulciano, a Bolgheri, in Maremma, per non dire in Sicilia! Tutto questo per, come dice Lorenzo “Fare un tentativo,  mi sembrava sinceramente troppo.
Per fortuna Claudio Gori mi rincuora.
D. Lorenzo Landi sostiene che il merlot, essendo vitigno di zona fresca, non va bene in climi caldi come la Toscana. Tu cosa ne pensi?
 
Gori.“E’ tutto una questione di vigna. Personalmente, pur non adorandolo, credo che dove c’è bisogna gestirlo al meglio e non come un vitigno da potenza, come si è fatto sino ad ora. Questo è sbagliato: bisogna sfruttarne l’eleganza e questa la si ottiene solo con una gestione oculata del vigneto. 
Ma Graziana Grassini mi ritoglie una bella fetta di speranza.
D. Lorenzo Landi sostiene che il merlot, essendo vitigno di zona fresca, non va bene in climi caldi come la Toscana. Tu cosa ne pensi?
 
Grassini. “In effetti il merlot nelle annate particolarmente calde da problemi enormi perchè se lo cogli prima della maturità fenolica lo trovi ruvido, se lo raccogli dopo sa di cotto.
D. Ma allora sino ad ora abbiamo scherzato?Quando gli enologi dicevano di piantarlo stavano scherzando?
 
Grassini. “Non avevamo avuto esperienza di annate siccitose. Purtroppo dal 2003 in poi le cose sono cambiate per il clima e quindi per il Merlot!” 
D. Così potremo avere dal Merlot solo vini di potenza ma non di finezza.?
 
merlot.jpg Grassini. “No, io credo ci siano stati, ci siano e ci saranno Merlot toscani molto fini”  
Punto allora su Maurizio Castelli, che però è draconiano.
D. Lorenzo Landi sostiene che il merlot, essendo vitigno di zona fresca, non va bene in climi caldi come la Toscana. Tu cosa ne pensi?
 
Castelli. “D’accordo al 100%! Per fortuna ne ho piantato sempre pochissimo perchè il Merlot ha un problema grossissimo: è il primo vitigno che soffre delle infamie del caldo. Può essere adatto per zone con climi continentali, o per zone alte del Chianti Classico. Ma chi ha messo Merlot in Maremma è uno sciagurato perchè farà sempre dei vini mediocri.”D. Anche a Bolgheri c’è molto Merlot...

Castelli. “E infatti viene usato per i vini di secondo livello e non va mai nei prodotti più importanti dell’azienda. Questo perchè il vitigno ha un metabolismo tale che se arrivano  temperature molto alte in periodo di maturazione il frutto si cuoce.D. Ma, fermo restando quanto mi dici, di Merlot ne sono stati piantati centinaia di ettari, sia in Toscana, che, per esempio, in Sicilia.....

Castelli: “Ne è stato piantato tantissimo e voglio dirtela “papale papale”: chi ha piantato Merlot in certe zone calde non ha cultura di vite e cultura di vino! Questo è fuori discussione! Poi al posto del Merlot in Toscana abbiamo tante di quelle varietà resistenti al caldo, da sempre coltivate che non vedo la necessità di questo vitigno”.D. Ma fino a ieri era “di moda” piantare merlot?

Castelli: “Era di moda presso alcune “mentalità”. Personalmente ne ho sempre piantato pochissimo e perchè i miei clienti e lo hanno chiesto, salvo rendersi poi conto che era una bufala. Nella “cordigliera” maremmana non ho piantato una vite di merlot: qualche volta l’ho trovato piantato da chi, magari in altri tempi, a pensato che fosse giusto ed opportuno. A Bolgheri addirittura se il merlot se potessero tagliarlo o reinnestarlo molti lo farebbero. Ma purtroppo c’è un disciplinare stupido, fatto da degli idioti, dove il Merlot deve essere presente!”
Oramai con nessuna speranza residua abbordo Roberto Cipresso.D. Lorenzo Landi sostiene che il merlot, essendo vitigno di zona fresca, non va bene in climi caldi come la Toscana. Tu cosa ne pensi?

Cipresso. “Il merlot è una delle varietà più classiche al mondo ed una delle più piantate, in varie tipologie di suoli ed anche in climi in po’ più caldi. Ma fondamentalmente bisogna vedere cosa si vuole dal vino, l’obbiettivo enologico. Se uno cerca “il Merlot” nel merlot deve andare al fresco, se uno cerca un’attore per andare a leggere quello che “c’è sotto” lo si può trovare anche in condizioni di clima più severe per il vitigno..”D. Ma fino a poco tempo fa piantare Merlot era la parola d’ordine: in Toscana, in Sicilia, nelle Marche. E ora che si fa?

Cipresso. “Bella domanda!. Di Merlot in effetti ce n’è troppo, perchè se n’è abusato. Perchè è una varietà abbastanza facile, per certi versi si adatta a tante condizioni climatiche diverse. Se Il merlot lo si pensa come interprete di un grande terroir devo dire che, forse, è uno degli attori capaci di far uscire l’autore, più che una performance. Ed è così plastico da poter oscillare in climi molto diversi, più caldi o più freddi. Comunque i merlot messi in zone un po’ troppo assolate o lasciati produrre un po’ di più diventano nel tempo obsoleti, ma un merlot centrato nel posto giusto e allevato con criteri agronomici di buon senso è giusto che rimanga, anche se molto lentamente, (e non condivido il grande allarmismo imperante) la Toscana ed il mondo si stanno sempre più scaldando......”
Dopo quest’ultime risposte molto diplomatiche metto insieme tutti i pareri degli intervistati, li soppeso attentamente e purtroppo devo intonare il “De profundis” per il Merlot come lo conoscevamo sino ad ieri: vitigno capace di dare grandi prodotti in ogni zona dello stivale dove si fa viticoltura di qualità (e non solo.....).
Così ritorno al punto di prima. E tutti gli ettari piantati al grido “Col Merlot si fanno grandi cose” che fine faranno? Non voglio lanciare la croce su tizio o su caio (tanto meno sui gentilissimi enologi che ho intervistato) ma una fetta della responsabilità la categoria se la deve accollare. Non credo che tutti gli ettari piantati siano stati proposti come “prove” anche se spero (e credo) che ottimi vigneti di Merlot si trovino quasi in ogni parte d’Italia. M, parlando di responsabilità,  un’altra  discreta fetta dobbiamo accollarcela noi giornalisti, appassionati sino ad ieri dei vini muscolari e palestrati, che avevano nel Merlot il “culturista” più osannato. Forse si potrebbe correggere così la frase di Landi: “Il Merlot non è più adatto per i vini che oggi vanno di moda!”
Ma se questo fosse vero dovremmo tutti cospargerci il capo di cenere perchè, in nome di una moda effimera spacciata per “ Verbo Incarnato”, abbiamo tradito una delle regole principali della viticoltura: “Per fare dei buoni vini ci vuole tempo!”.
Ma come si fa a dare il giusto tempo alle cose se prima si osanna e si consiglia il Cabernet Sauvignon, poi il Merlot ed infine un vitigno qualsiasi, basta che sia “autoctono”.
Produttori toscani (e non solo) attenti! Se state per spiantare, piantare, ripiantare vigna ricordatevi che un vigneto impiantato alla leggera è peggio di un matrimonio sbagliato: ci vogliono tempo, soldi e tanti giramenti di cog........i  per rimediare. Ripeto: state in campana: le mode cambiano ma i vigneti restano!  
 
 
 

Autore: Carlo Macchi
facebook twitter technorati digg Del.icio.us stumbleupon

Commenti presenti: 15
Matteo
inserito il 12/10/2010

Complimenti, articolo molto interessante e anche molto istruttivo. Purtroppo le mode fanno parte del mercato, ma rovinano l'agricoltura. Dovremmo "guidarle" meglio un pò tutti, giornalisti e addetti ai lavori (di cui faccio parte), cercando sempre una certa oggettività e obiettività; l'intervento del dott. Landi, col quale ho avuto il piacere di lavorare, dimostra che è possibile essere oggettivi....quando si vuole.

Lamberto
inserito il 09/12/2010

Mi domando cosa direbbero oggi gli stessi enologi intervistati allora dopo annate piovose e prive di sole come questa.

carlo macchi
inserito il 09/12/2010

Le stesse cose...nessuno nasce imparato..bisogna adattarsi nel tempo etc.etc.

giancarlo
inserito il 26/02/2011

Sono un pricipiante - e da qualche anno che mi sto appassionando alla viticultura- abito in provincia di Caserta, ho un piccolo appezzamento di terreno con un vigneto di merlot-sangiovese - nel mio piccolo - riesco ad avere un vino(senza agenti chimici) di circa 13 gradi con sapori incredibili - spero di migliorarmi - il Merlot al caldo con la giusta potatura da risultati favolosi.

carlo macchi
inserito il 28/02/2011

Siamo felici per lei Giancarlo ma resta il fatto che tanto Merlot piantato dalla Toscana alla Sicilia per produrre dei grandi vini nella migliore delle ipotesi porta a dei "grossi" vini. E il produttore, a cui l'enologo aveva garantito meraviglie, deve fare i conti con i suoi conti e le sue speranze che...non tornano.

lucanico
inserito il 04/03/2011

Articolo molto interessante e certamente attualissimo. La mia esperienza in merito credo che sia una riconferma: la nostra DOC Terre dell'Alta Val d'Agri obbliga ad un minimo di merlot e cabernet. Mentre il Cabernet è più gestibile dal punto di vista della maturazione fenolica, il merlot, nel 2007, annata caldissima e siccitosa, ha avuto proprio i problemi di cui parlava Lorenzo Landi. stress fortissimo che ha portato ad una concentrazione esagerata che fa sembrare il vino prodotto con uve surmaturate. per fortuna è stato solo un anno perchè noi siamo in un territorio situato tra i 650 e 750 m slm - quindi vino d'altura - dove il problema non è tanto sentito ed il risultato è proprio quello segnalato da Giancarlo: profumi e sensazioni molto ricche. Mi chiedo però se a Caserta il suo vigneto sia a 650 metri di altitudine per mitigare il caldo…. Ciao a tutti

carlo macchi
inserito il 04/03/2011

Fa un particolare piacere sentir definire "attualissimo" un articolo di tre anni fa. Vuol dire che effettivamente il problema esiste e non sta trovando, purtroppo soluzione. Mi viene quasi voglia di tornare alla carica per vedere cosa sta succedendo al Merlot in Italia.

lucanico
inserito il 05/03/2011

Ma è semplice.... non bisogna dare retta alle mode! Sopratutto ascoltare prima i bravi tecnici come Landi che hanno già esperienza di quello che si parla e SPERIMENTARE per vedere se quello che noi vogliamo fare corrisponderà poi alla tesi. Io sono stato il primo a lamentarmi di una DOC Basilicata a base di vitigni internazionali, (DOC Terre Alta Val d'Agri) ma, come al solito, la tradizione è maestra e il merlot, alla nostra altitudine, va benissimo - secondo me anche per rendere più pronto un aglianico non da grande invecchiamento. (ma Il pinot nero va ancora meglio!). Vado oltre: il sangiovese secondo me è stato tagliato con cabernet e merlot non per renderlo "internazionale" (gusto che già la barrique conferisce) ma per CONFERIRE AD UN VITIGNO PIATTO, dalle caratteristiche organolettiche anonime, una certa personalità, una espressione che lo rendesse più caratterizzato e distinguibile. Sono daccordo con Antonio Calò che descriveva le peculiarità del montepulciano: senza togliere nulla al sangiovese, è sicuramente un vitigno migliore, per struttura e composizione antocianica ... E scusate se è poco...

carlo macchi
inserito il 05/03/2011

ALT! Non cominciamo ad uscire dal seminato. Il Sangiovese è un vitigno piatto al pari di Belen. Possiamo dire che è un vitigno difficile, che matura (maturava) tardi, ma piatto proprio no. Le aggiunte di Cabernet (molti anni prima) e merlot (molti anni dopo), almeno in Toscana, sono state dettate appunto dalle difficoltà di maturazione e dalla voglia di provare quacosa di diverso per riuscire a vendere quello che, agli inizi degli anni 80 era molto difficile vendere. Il merlot è arrivato dopo e per un certo periodo ed in certe zone si è dimostrato più adatto del Cabernet Sauvignon, sopratuttto per la precocità di maturazione. Per evitare di "rompere un'amicizia" posso concedere che i sangiovese piantati dalle Marche in giù sono molto diversi da quelli toscani, sicuramente più adatti a produzioni notevoli e quindi carenti in fase aromatica e strutturale. Però, caro Lucanico, le garantisco che il sangiovese toscano è tutta un'altra cosa.

lucanico
inserito il 05/03/2011

Grazie per l'amicizia, ma per carità, non rompiamo niente...una discussione tanto interessante forse ci arricchirà entrambi.... Lei dice che era per vendere vini che non si vendevano, ma forse proprio perchè era abbastanza neutro, vinificato da solo... Oggi quali sangiovese vanno per la maggiora? quelli cabernettizzati o quelli merlottizzati?... Sapevo che dopo aver scritto quello che ho scritto sul sangiovese si sarebbero cominciate a preparare le pire, ma l'argomento era troppo succoso.... Sicuramente c'è qualche buon sangiovese 100% molto buono, ma le onnipresenti barrique per conferire i sentori di vaniglia?? C'e un sangiovese in purezza, invecchiato in in botte grande? Perchè si usava l'uvaggio nel chianti?... Che fine ha fatto il vecchio, VERO chianti con mammolo, colorino ecc? Forse è in questo senso che dobbiamo cercare la risposta.. Ciao - con affetto Gino

carlo macchi
inserito il 05/03/2011

Niente pire, per carità. Manteniamo la cosa per quella che è, cioè una interessante discussione, anche provocatoria se vogliamo. I primi nomi che mi vengono a mente sono Le Pergole Torte, i brunelli di Soldera, Poggio di Sotto, Capanna. Il Bucerchiale di Selvapiana fino al 2000, le prime annate del Poggio di Monsanto. Andando indietro mi viene in mente la Riserva Ruspoli Berlingieri 1985 di Liliiano e mi fermo qui ma le garantisco che potrei trovarne a decine. L'uvaggio nel chianti si usava soprattutto per dare prontezza e profumi, (non per niente si metteva anche malvasia bianca) in periodi in cui le rese erano tali (mezzadria docet) che il sangiovese non poteva, quasi mai, dare grandi risultati. le garantisco che coltivandolo e lavorandolo bene, barrique a parte che vaniglizzano anche Montepulciano, Aglianico, Nero d'Avola e altro, il Sangiovese arriva ai livelli dei migliori nebbioli.

lucanico
inserito il 05/03/2011

Ho preso avidamente nota... Grazie....

Ettore
inserito il 25/08/2011

Maremma uguale Toscana è un'equivalenza inaccettabile, peraltro l'eliofania della zona raggiunge valori prossimi ai massimi assoluti dell'intero territorio nazionale italiano e non è rappresentativa di tutta la regione. La Toscana si estende dall'Appennino tosco-emiliano all'Argentario e alle Apuane con classifficazioni climatiche che vanno dal semiarido al periumido, per non parlare di morfologia e composizione diverse dei substrati. Direi che generalizzare ci penalizza e che cileni, californiani e sudafricani non ci insegneranno a vinificare ma ci stanno insegnando a non rimanere etruschi per l'eternità.

carlo macchi
inserito il 25/08/2011

Anche se qualcuno parla di Maremma la stragrande maggioranza degli enologi si riferisce alla Toscana in generale. Non per niente cosa si sta vendemmiando oggi, 25 agosto 2011, in molte zone del Chianti? Merlot!

Jacopo Visconti
inserito il 14/04/2013

in toscana il merlot non è adatto perchè non produce vino sufficientemente buono? dilo in faccia ai vicnitori del miglior merlot d'italia di Castelnuovo Berardenga, l'azienda Castello Dei Bossi! Lorenzo Landi guarda questo articolo e lasciatelo dire...sei proprio un coglione! http://www.terredelvino.net/it/articolo/il-miglior-merlot-ditalia-si-produce-castelnuovo-berardenga-siena

Presta Orecchio
WinesurfTube




VINformo
25/03/2017

La stampa estera a portata di clic:Terre de Vins, n.46, marzo-aprile 2017

Due i titoli di copertina. Il primo, più grande: Le migliori 100 carte dei ...

18/03/2017

Il 26 marzo Vin'a Trani, alla sua terza edizione

Alla sua terza edizione Vin’a Trani, si presenta con una selezione di oltre 40 ...