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Wine Fiction

29/03/2012
Se Ulisse avesse prodotto Uva di Troia con il suo... socio
ingrandisci cavallo-di-troia.jpg
Continua il nostro (speriamo simpatico) immaginare come sarebbe stato il mondo se avesse ruotato attorno al vino. Forse anche le guerre si sarebbero concluse in maniera diversa...
 
 
Sono ormai quasi dieci lunghissimi anni che i greci tengono d’assedio la città di Troia. Giornate e giornate che si succedono praticamente uguali. La mattina battaglia campale, il pomeriggio qualche duello tra eroi ed il resto una grande, infinita noia.

Ulisse dall’alto della sua collinetta sta seguendo l’ennesimo duello con la coda dell’occhio mentre, seduto al suo tavolo, riempie pergamene su pergamene con calcoli, disegni, idee.

Ad un certo punto alza gli occhi, lo sguardo fisso in avanti e  un sorrisetto all’angolo della bocca.

Ulisse: “Guardia!”

Guardia: “Agli ordini o astuto tra astuti”

Ulisse: “Ascolta leccaculo di un soldato, vai da Agamennone e digli che ho bisogno di parlargli”

Guardia: “Subito grande, immenso stratega”

Ulisse: “Ma tu guarda se tra i tanti che ci sono proprio un Procio leccaculo mi doveva toccare come guardia personale. Quasi quasi era meglio se lo lasciavo a Itaca.”

Nel frattempo la guardia è andata e tornata.

Guardia: “O intelligenza superiore, il prode Agamennone è disposto ad ascoltarti”

Ulisse lo guarda male ma tace e scuotendo la testa  si avvia, verso la tenda di Agamennone. Saluta i due Achei di  guardia e chiede di essere ammesso alla presenza del re.

Coro
“Chi è colui che viene a turbare i già procellosi pensieri
 Chi  porta all’amato re nuovi sconforti immani e seri?

 
Ulisse: “Senti Agamennone, ma è possibile che ti porti sempre dietro questo branco di sfigati. Mandali un po’ al mare! Tutte le volte che li sento mi tocca toccarmi i coglioni!”

Agamennone: “Ulisse sai perfettamente che per contratto mi devono seguire giorno e notte e quando dico notte intendo anche NOTTE…, quella in cui uno vorrebbe divertirsi un po’….. quindi porta pazienza come la porto io.”

ingrandisci troiaguerra.jpgUlisse “Però che palle fare il re, comunque non sono affari miei. Senti Aga, sono giorni che ci rimugino e credo proprio di aver trovato il modo di risolvere questa guerra.

Agamennone: “Lasciami indovinare: vuoi mandare avanti Achille che scalando le mura farà scempio dei troiani e della loro genia!”

Coro
Ah, il prode Achille! Ah, il figlio di Peleo dei Mirmidoni
Ma ben sai, o re, che di combatter si è rotto i coglioni!

 
(in effetti Agamennone aveva preteso da Achille la sua schiava Briseide e l’eroe, per vendetta, si rifiutava adesso di combattere, n.d.r.)

Ulisse, guardando con occhi di fuoco il coro, “Niente guerra Agamennone, nessun combattimento, nessuna scaramuccia, niente di niente, almeno fino al momento in cui …. Ma lasciami andare avanti con ordine. L’idea è questa: siamo o non siamo in una zona adatta per la coltivazione della vite? Qua attorno è pieno di vigneti e tutti noi sappiamo che il vino locale non è per niente male. Bello nero, potente, ci devi stare attento o ti manda KO.”

Agamennone: “Se sei venuto per parlarmi del vino….”

Ulisse: “Fammi finire! I troiani a viveri stanno sicuramente peggio di noi, anche perché da molto tempo hanno esaurito le scorte di alcuni alimenti principali e in particolare di vino. Ora, se noi facessimo finta di andarcene, lasciando però una specie di dono, un qualcosa alle porte di Troia, come segnale di futura pace…”

Agamennone: "Ho capito! Dovremmo fare finta di partire, nascondendoci in qualche isola vicina e lasciare davanti alle porte di Troia una specie di dono di addio che invece nasconde un’insidia. Tipo un cavallo di legno pieno zeppo di soldati! I troiani portano dentro il cavallo e si mettono a festeggiare.  Durante la notte, quando tutti dormono, i soldati scendono, aprono le porte, noi entriamo e distruggiamo la città!”

Coro
O Agamennone, o sovrano illuminato
Che grande, grande piano hai ideato!

 
Ulisse: “Oltre che portare iella sono pure dei leccaculo, complimenti.  La tua idea è buona Agamennone, ma io pensavo ad una variante con meno rischi per tutti. Se invece di inviare un gigantesco cavallo, che comunque richiama la guerra e il combattimento,  gli mandassimo un altro tipo di animale, molto più pacifico?
Stavo pensando ad una gigantesca mucca, non piena di soldati, ma dalle cui mammelle stilla l’ottimo vino locale. Altrimenti con cosa possono fare festa i troiani se gli manca il vino? Noi facciamo finta di andarcene e gli lasciamo in dono il vino per festeggiare; così  sicuramente si prenderanno una ciucca esagerata. A quel punto tre-quattro soldati, non di più, nascosti nella mucca, escono dal suo ventre e vengono ad aprirci le porte. A questo modo ci troviamo già tutti i troiani ubriachi e, senza rischi, conquistiamo la città e li facciamo prigionieri che, con il prezzo che hanno oggi gli schiavi, ci facciamo d’oro.”

 

Agamennone, dopo qualche titubanza si dichiara d’accordo. Viene dunque costruita  una gigantesca mucca di legno e riempita di otri e otri di buon vino locale. Con una specie di conduttura interna il vino potrà uscire dalla gigantesche mammelle.
Ulisse segue ogni momento dei preparativi, in particolare quelli della partenza delle navi. Sceglie per nascondere la flotta greca l’isola di Tenedo, raccomandandosi con tutti i soldati di non superare mai il promontorio che guardava verso Troia per evitare di essere visti. A supervisionare tutto ha messo i suoi fidi compagni provenienti da Itaca.
 
E’ notte, La Mucca di Troia è stata lasciata sulla spiaggia davanti alla città assediata, i greci hanno fatto finta di partire e i troiani ci sono cascati; sono usciti e, visto il “dono di addio”, l’hanno subito portato dentro alle mura ed è partita una festa con sbornia generalizzata.

I greci, dal loro riparo dell’isola di Tenedo, sentono chiaramente le grida di giubilo e già si immaginano tutti i trioiani ubriachi fradici.
 
Ulisse: “Guardia, fai una corsa dietro al promontorio per capire a che punto sono; se i fuochi sono sempre accesi e se riesci a capire quanti soldati sono di guardia.
troiasaccoanfora.jpg
Guardia: “Agli ordini, mente tra le menti”
Ulisse lo guarda male ma la guardia ruffiana scatta di corsa, salvo tornare dopo pochi minuti tutto trafelato.
Guardia “Prode Ulisse, prode Ulisse! Oltre il promontorio c’è un gigantesco animale, immobile, un mostro che oscura la notte oscura!
 
Ulisse non crede alla guardia e con una pattuglia va a vedere. Effettivamente sulla spiaggia dietro il promotorio una specie di grande statua li attende. Si avvicinano cautamente e scoprono che si tratta di un gigantesco maiale di legno. Vanno ancora più vicino e cominciano a sentire odore di vino.  In realtà sotto il maiale di legno vi sono tante piccole cannelle da cui si può far uscire dell’ottimo vino.

Ulisse: “Guardia, vai ad avvertire Agamennone che sto tornando con un primo bottino di guerra!”-poi spiega agli attoniti soldati.- “Avete capito i Troiani! Quando hanno visto che stavamo per partire ci hanno preparato anche loro un regalo di addio (piuttosto offensivo data la figura)  e ce l’hanno messo qui perché potessimo vederlo solo dopo la partenza. A questo punto, non avendo da far niente se non aspettare che abbiano bevuto tutto il vino della mucca, tanto vale approfittarne!”

Così assieme a quei soldati e ad altri mandati da Agamennone il maiale di Troia viene portato nell’accampamento dei greci, che iniziano subito a bere, con risultati immaginabili.
 

E’ mattina. Sia i troiani che i greci si svegliano dopo una sbornia colossale e si accorgono subito che c’è qualcosa di strano. Infatti niente è stato toccato sia nella città che nel campo greco, tranne le armi che sono tutte sparite.
 

Agamennone (non sapendo che anche i troiani sono nella stessa situazione) “Oh Dei! Senza armi Siamo in balia dei sudditi di Priamo! Faranno scempio di noi e le nostre carni marciranno al sole!”

Coro
O grande Agamennone, tu hai ben donato la mucca
Ma, meschino,  ora rischi di crepar dopo la ciucca

 
In quel momento arriva trafelato Ulisse: “Tranquillo Agamennone, non ci sono problemi! Anche i troiani sono senza armi come noi  e forse anche con più postumi da sbronza di noi.” Poi continua con voce più pacata “Credo sia il momento delle spiegazioni.In realtà questa ciucca gigantesca, la mucca, il maiale di Troia, la sparizione delle armi è stata organizzata per far finire la guerra da me e dal mio socio…..il re di Troia Priamo” –Agamennone, il coro e tutti i greci che lo sentono, strabuzzano gli occhi.- “Capisco sia una sorpresa. In verità  da almeno  5 anni abbiamo creato la Vinodissea, che produce e distribuisce il nettare di Bacco dalla Persia alle Colonne d’Ercole.  Ad un certo punto abbiamo visto che il lavoro cresceva, della guerra non si vedeva la fine e così abbiamo organizzato il tutto per poter finalmente commerciare in santa pace. Ci è costata un po’ in vino ma siamo convinti di esserci fatti anche diversi  nuovi clienti, fra cui anche… tu (ammiccando). A questo punto, grazie a gente fidata mia e di Priamo le armi dei due eserciti sono custodite in un posto sicuro e verranno restituite solo quando sarà stata firmata la pace. Ecco! Vedo arrivare Priamo su una nave. Se firmiamo subito  possiamo risolvere la cosa in giornata e poi partire per casa.”

Coro
O disdoro sulle gloriose spalle achee, o grave onta sul sovrano
Seguendo le furbe parole di Ulisse si rischia di prenderlo in ..


Agamennone non li fa nemmeno finire: “Guardie! Prendete il Coro e buttatelo a mare!”-poi, con voce dubbiosa, rivolto a Ulisse- “ In effetti però  passeremo alla storia come gi eserciti ubriachi, verrà gettato disonore sui nostri nomi, non potremo più…”
Ulisse lo interrompe: “Tranquillo, ho pensato anche a questo. C’è un certo Omero che per una cifra adeguata è pronto a scrivere quello che vogliamo. La storia del cavallo di legno non era male, gli è piaciuta e sta andando avanti a comporre. Utilizzeremo il testo come comunicato unico e congiunto. Tra l’altro se  i troiani ci fanno una figura barbina ma almeno salvano la pelle, noi e te in particolare, grazie al cavallo pieno di soldati,  espugniamo la città e verremo ricordati come eroi immortali. Sei d’accordo?"

Agamennone: “Messa così  potrebbe andare. Dopotutto anche noi non subiamo perdite e possiamo tornare a casa… va bene, mi hai convinto!”  poi cambiando tono e a voce molto più bassa  “Ma….scusa Ulisse, una curiosità….ma che cacchio di vino ci hai fatto bere per ridurci così?"

Ulisse: “Bello tosto eh! Sono uve locali, eccezionali. Ho deciso di chiamarle Uva di Troia e, dato che adesso mi aspetta un giro lunghissimo tra i clienti, una vera Odissea, metto qualche barbatella sulla nave così magari la faccio piantare anche da altre parti; la Magna Grecia dovrebbe essere adatta.."
 
Autore: Carlo Macchi
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Commenti presenti: 3
Stefano Cinelli Colombini
inserito il 31/03/2012

Bene, e così il povero Enea non si é caricato in spalla il canuto Anchise e di Romolo, Remo e la lupa non se parló proprio. E se le cose stanno cosí tutti noi, invece che figli di Roma, non saremo mica figli di ......?

carlo macchi
inserito il 01/04/2012

Caro Stefano, magari Enea (noto astemio) si caricò lo stesso il canuto e briaco fradicio Anchise sulle spalle, partendo lo stesso da una terra piena di ubriaconi : una volta giunto in Italia non poteva certo raccontare la verità..che figura ci faceva. Sul discorso Romolo, Remo non ci sarebbero in realtà differenze notevoli tra essere figli di.... e della lupa. infatti la lupa mitologica era in realtà una prostituta: non per niente le case di tolleranza del tempo si chiamavano lupanari e le signorine di facili costumi, appunto, lupe. A questo punto posso preferire come mamma un grappolo d'uva, almeno è molto bucolico.

cristina48
inserito il 01/04/2012

figli di Roma? con tutta la gente ch'è passata di qui, credo che i geni si siano molto ...stemperati.

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