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09/07/2012
Vermentini liguri: la parola a Gianpaolo Giacomelli
ingrandisci giacomelli.jpg
Caro Stefano,

Non è la prima volta che un produttore chiede spiegazioni sul punteggio di un vino, la maggior parte delle volte si risolve con una telefonata,  un paio di battute e magari anche delle scuse da parte mia per aver male interpretato un vino,  altre volte la risposta è più dettagliata ed avviene in modo scritto circostanziando i motivi di tale punteggio; ma personalmente in più di 10 anni di lavoro come assaggiatore non avevo mai letto una critica permeata di tanta arroganza in ogni sua frase, e visto che,  per volere di chi ha mosso quella critica, è anche diventata di dominio pubblico, a questo punto mi sento in dovere di aggiungere alcune puntualizzazioni che Carlo Macchi ha  omesso sia perché in  tale arroganza non le meriterebbe nemmeno, sia perché non conosce in modo approfondito le dinamiche della zona in cui tu produci. Certo non scenderò al livello caricaturale di chi, nel goffo tentativo di schernire, non si rende conto della piccolezza di certe affermazioni.

Ci provo….

I quasi 22.000 assaggi professionali fatti in questi anni mi hanno convinto che non esiste nessuna certezza sulle capacita di assaggio e di interpretazione di un vino, ci si può solo provare facendoci forti delle proprie esperienze passate. La certezza sta invece nella consapevolezza  che l’errore è sempre dietro l’angolo e che nessuno è infallibile nelle sue sentenze.
Cerco di pormi sempre con atteggiamento di umiltà nei confronti di un vino sottoposto all’assaggio, consapevole delle fatiche che stanno dentro quel bicchiere; e personalmente mi costa moltissimo quando si da un punteggio basso ad un vino, soprattutto (siamo umani) di una cantina di cui si conosce personalmente il produttore e se ne ha stima; ma non ho mai rinunciato ad omettere il risultato per l’onestà intellettuale che ho sempre cercato di mantenere negli anni.
ingrandisci botta-e-risposta1.jpg
Dal 2001 ho partecipato con entusiasmo alla nascita della guida vini dell’Espresso,   ma con ancora più entusiasmo ho creduto nella collaborazione alla nascita della guida Vini Buoni d’Italia che fin dal 2003 ha segnato una svolta nel mondo del vino italiano, dichiarando guerra aperta alle contaminazioni dei vitigni non autoctoni e premiando la difesa dell’incredibile numero di varietà italiane autoctone. Non ho avuto nessuna esitazione a lasciare la Guida insieme a Carlo Macchi (ideatore e cofondatore) e ad un gruppo di amici quando  stava andando verso obiettivi diversi da quelli per i quali era nata. Winesurf nasce proprio per proseguire questo percorso di un gruppo di amici che ha sempre tenuto fisso il criterio della riconoscibilità del vitigno senza compromessi. Questa purezza di intenti ci è costata moltissimo in questi anni dal punto di vista dei rapporti con i produttori di vino, ma ci ha pagato moltissimo (solo moralmente) perché oggi 70.000 persone ci leggono regolarmente ogni mese.
Questo nostro rigore ci ha probabilmente portato  molte volte a dare giudizi forsse immeritati su un vino, spesso per il timore che quel vino fosse non troppo corrispondente al profilo della tipologia, ma il giudizio non è mai stato cambiato una volta svelata la bottiglia. Non siamo mai stati compiacenti: nell’incertezza di un giudizio tendiamo a darlo al ribasso anzi che assolverlo, e questo nel tempo ci ha portato alla soddisfazione di essere riconosciuti per la nostra serietà sia da parte di chi ci legge che da parte di chi vuole far giudicare i propri vini. Ogni vino viene assaggiato da più persone e il punteggio finale è sempre una media aritmetica.

Winesurf praticamente non ha pubblicità e vive dell’opera  di un gruppo di assaggiatori professionisti  che viaggiano in lungo e in largo per l’Italia da anni; non abbiamo mai avuto né sponsor né  cantine compiacenti e non dobbiamo rendere conto a nessuno se non al pubblico che ci legge. 
Abbiamo sempre accettato critiche costruttive provenienti da ogni parte, consapevoli della nostra fallibilità, ma non crediamo di meritare le critiche di chi sale in cattedra e vuole fare credere di essere unico paladino di una battaglia che noi combattiamo da almeno 10 anni, anche per lui e per tutti quei produttori a cui abbiamo dato un punteggio sfavorevole, ma che oggi ci ringraziano perché  “la moda” ormai cavalcata da tutti i media del settore sui vitigni italiani autoctoni, ha permesso loro di emergere e di uscire dal limbo cui erano relegati negli angoli più sperduti del Paese.

Trovo strano, irritante e non corretto  che la lettera di protesta sia stata mandata alla redazione e per conoscenza a varie persone tranne  me, a cui veramente la lettera è indirizzata visto che ad un certo punto vengo citato (sono l’unico che si definisce “winerider” nella presentazione dello staff di Winesurf ).

ingrandisci vermentino.jpgCaro Stefano, per tua sfortuna viviamo a meno di 2 km di distanza,  i sogni bucolici e le corsette nel vigneto in fiore che fai tu, le ho fatte anch’io e magari non solo nel tuo vigneto ma anche in quello di molti altri produttori che per te non meritano rispetto.  E a proposito di rispetto quello che proprio non riesco a capire è la tua grande rabbia nei miei confronti. Questa ti ha portato ad usare frasi che purtroppo non ti fanno molto onore.

Fin da quando mi hanno avvertito di questa lettera di protesta (ero in vacanza e non porto con me il pc), ho pensato che la miglior risposta fosse comunque di sederci ad un tavolo e confrontarci sul Villa Linda 2011, vino che dai 4 assaggiatori è stato definito ottimo ma forse un po’ troppo spostato sulle note olfattive del Sauvignon e per questo penalizzato:  le ragioni possono essere mille per le quali un vino prenda una tale deriva, soprattutto in annate difficili come il 2011. Con te avrei voluto confrontarlo con almeno una decina di altri campioni per capire come mai si staccava così tanto dal loro spettro aromatico. Un incontro costruttivo da cui ne saremo usciti arricchiti entrambi. Ma leggendo le tue farneticazioni penso adesso  sia solo tempo perso.

Caro Stefano, nessuno è perfetto ma l’esperienza mi insegna che più una persona viene toccata da un argomento e reagisce in maniera convulsa e più quella persona ha fantasmi nell’armadio da nascondere.

Scappo a preparare i campioni per gli assaggi dell’Espresso:  lavorerò anche per te, gratuitamente del resto come sempre, spero almeno questo ti faccia piacere.
Gianpaolo Giacomelli (da oggi WineJoker)
Autore: Gianpaolo Giacomelli
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Commenti presenti: 5
stefano salvetti
inserito il 11/07/2012

Il silenzio ..non è vuoto...ma soprattutto pensiero... mondo non tridimensionale ma molto di più.. il silenzio non è solo non comunicare..il silenzio è ascoltare... Stefano

annalisa
inserito il 12/07/2012

caro Gianpaolo, talvolta le persone ne feriscono altre perchè non hanno "alternative"...Tu continua a fare il tuo lavoro e i produttori continuino a fare il vino e non i filosofi...

Maddalena Mazzeschi
inserito il 12/07/2012

Non essere d'accordo con un giudizio e dirlo è legittimo e nel caso di WineSurf sempre accettato con grande apertura, ma la rabbia e l'acredine che evidenzia la lettera di un produttore abituato ad essere classificato tra i migliori e che per una volta si ritrova in posizione defilata, vanno ben al di là di un normale scambio di opinioni. Accuse e offese come quelle fatte sono indegne di chiunque tanto più di uno che di dice di essere un "puro" che ama il proprio lavoro. L'unico effetto che ha ottenuto su di me non è il desiderio di assaggiare il suo vino perché, se anche fosse il migliore del mondo e i degustatori di WineSurf avessero preso una sonora cantonata, non vorrei più avere a che fare né direttamente, né indirettamente con una persona così.

salvetti stefano
inserito il 12/07/2012

Visto che la mail di Giampaolo non interessa a nessuno,tranne i suoi colleghi,invito chi volesse rispondere ad andare sul lato sinistro della home page cliccando la barra VINTERESSA potrete trovare l'inizio della storia e i commenti. Comincio a sentirmi parte di questa specie di rivista stefano

max lucchesi
inserito il 27/07/2012

max lucchesi inserito il 25/07/2012 Questo è il commento censurato .La gente deve avere la possibilità di conoscere la verità. Il problema sig.Macchi è che lei non sa riconoscere il vino pasticciato da quello buono e naturale,per questo vorrebbe fosse scritto in etichetta,magari ci scriviamo anche se è tipico o no,così in futuro non farà più i suoi colossali errori. Mi sono preso la briga di sentire diverse campane in questi giorni,campane del nord del centro e del sud e tutte han detto la medesima cosa:Dove passate voi di winesurf create danni e scompiglio,quindi non sono episodi isolati,è normale per voi premiare vermentini allo chardonnay ,che hanno la tca ecc......meglio non dirle tutte..... Il suo tagliente......max lucchesi

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