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06/12/2012
Da Bertino a Bologna: un “sequel” godurioso dal 1957
ingrandisci bertinoingressojpg.jpg
Non si tratta di una scheda doppia ma forse del primo caso di recensione-sequel. La prima parte della scheda ci è arrivata da Fabrizio Calastri il giorno prima della partenza per la nostra riunione Friulana. Dovendo passare per forza da Bologna anche per prendere all’aeroporto Pasquale Porcelli con la colonna pugliese di Winesurf, abbiamo pensato di fare, a scheda “ancora calda”, una minima deviazione nel centro di Bologna per riprovare la cucina di questo locale. Eccovi quindi la scheda madre e il sequel.


La vetrina del ristorante è essenziale: una ventina di zuppiere di zuppa inglese pronte per esser portate a casa. E’ quanto basta per entrare. Il tentativo di non farci coinvolgere da quell’aria un po’ retrò, di mantenere le distanze, di sottolineare i difetti, fallisce miseramente. Qui è diverso, qui c’è sostanza. Roba da andarci tutti i giorni se non fosse per la distanza e per le transaminasi.
Il locale è a Bologna, abbastanza in centro (zona Le Lame), si chiama “Da Bertino”.

La cucina è tradizionale e lo si capisce già da un particolare: il menu è ancora quello con il numero di telefono senza prefisso, tanto ci andavano – e ci vanno -  quasi esclusivamente i bolognesi.

Girellando per il locale capita di sbirciare attraverso una porta socchiusa e vedere una signora intenta ad arrotolare i tortellini ad uno ad uno. Via di corsa al tavolo allora, ed eccoli i tortellini al ragù alla bolognese (che altro?) e le papille rinascono grazie a sapori pieni, decisi e persistenti. Così è con le tagliatelle, così è con le lasagne.

Dieci minuti di compensazione perché when the going gets tough…

Duro ma leale fino alla sazietà è infatti il confronto con il carrello dei bolliti: la lingua, la testina di vitello, il manzo, lo zampone e il cotechino, accompagnati da fagioli in umido, purè e cipolle al forno.

Un gradevole e appropriato Sangiovese Superiore ha degnamente accompagnato il tutto, una presenza non invadente ma rassicurante sul dove ci troviamo.

ingrandisci bollito2.jpgLa fine (della cena) è vicina: pescando nel carrello dei dolci, si va ad abbinare una pera cotta e zuccherata con la zuppa inglese di cui sopra: provare per credere.

Il conto? sui 35 euro, ma certe esperienze non hanno prezzo.


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I moderni e bruttarelli loggiati di Via Lame sembrano, venendo dalla porta dove la guerra partigiana è ancora ricordo reale, non finire mai. Bertino è al 55, lo capisci più dalle tagliatelle fatte e esposte da loro nella vetrina precedente che da l’ingresso vero. Questo è a vetri satinati da dove si può occhiare, come in un acquario, un mondo che non dovrebbe esistere più.
Ci immergiamo in questo mondo, dove la prenotazione di Cristina è stata accettata quasi con sorpresa (si prenotava a ristorante negli anni settanta?) e ci ritroviamo immersi in quelli che poi saranno cantati (almeno per la mia generazione) come “i migliori anni della nostra vita”.

Tutto da Bertino è targato anni settanta DOC: dai lampadari ai tavoli, alle tovaglie, alla bonomia dei proprietari e dei camerieri. Ma su tutto troneggia “la sostanza” che si doveva mettere in pancia negli anni settanta, anni in cui a ristorante SI MANGIAVA.

Noi invece dobbiamo star “leggeri” per la cena della sera e quindi, saltando acrobaticamente antipasti e primi (le tagliatelle con un certo rammarico) passiamo direttamente alle Scilla e Cariddi del gusto, allo yin e lo yang della quadratura del colesterolo, alla profumata scelta tra nascere dall’ acqua o dal fuoco, insomma allo scegliere tra i due carrelli che ti troneggiano accanto.
Quello dei bolliti o quello degli arrosti?

 La maggioranza propende per la serie di bolliti già spiegata da Fabrizio con l’aggiunta come contorno della friggiona. Solo Cristina sceglie il carrello degli arrosti dove la selezione è comunque di livello.
ingrandisci bertinointerno.jpgMa adesso, come spiegare il piatto ovale stracolmo di sensazioni che mi sono trovato davanti? Una libidine! Un morsetto qua, uno la, un sorso di un buon lambrusco a ripulire la bocca e poi rincominciare. Quaranta minuti di goduria a cui sono seguiti cinque di profonda meditazione sul se e come continuare. Come vediamo arrivare il carrello dei dolci su cui troneggia una zuppa inglese in zuppiera non resistiamo. Due cucchiaiate abbondanti ti riportano ancora una volta agli anni in cui via Lame era percorsa da cortei studenteschi, in cui l’alkermens era ancora un nome a me sconosciuto ma ben visualizzato nei dolci di mia madre.

Insomma, ci tornerò, ci torneremo con gioia anche perché il conto, con due bottiglie di lambrusco si blocca preciso preciso a 35 euro.

 
 
Da Bertino
via delle Lame 55, Bologna,
Tel. 051522230

Orari d’apertura:
Mezzogiorno: 12,15 – 14,30
Sera: 19,30 – 22,30

Turni di chiusura:
Invernale: Domenica e Lunedì sera
Estivo: Sabato sera e Domenica
Autore: Fabrizio Calastri e Carlo Macchi
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Commenti presenti: 12
Carlo Merolli
inserito il 06/12/2012

Che Lambrusco era ?

Carlo macchi
inserito il 06/12/2012

Grasparossa di castelvetro secco Villa Pulie

Mario Crosta
inserito il 08/12/2012

Vi siete dimenticati di dire che fa anche rosticceria, cioe' si possono portare a casa quelle pietanze buonissime che preparano in modo casalingo e veramente tipico bolognese. Il primo Sangiovese della mia vita l'ho bevuto lì, dal padre degli attuali proprietari.

carlo macchi
inserito il 08/12/2012

Certo trovare un posto buono e vero che tu non conosci è difficile.

Mario Crosta
inserito il 08/12/2012

A quei prezzi certamente.

Mario Crosta
inserito il 08/12/2012

Un'altra cosa, Carlo. Tu sei un interista leninista. Non dovresti dimenticarti percio' di Angelo Bertoli che, come me, nei localini come quello lì ci portava già nel 1973, perche' quando si veniva a Bulagna si faceva a gara a trovare i posti migliori dove mangiare i turtlèn, che non costavano molto dov'erano fatti praticamente al momento (tra l'altro, Bertino era il Re del tortellino...) e lì vicino han fatto il primo congresso nazionale degli Autonomi, da cui ci dissociammo entrambi... E' indubbio che tu ed io abbiamo cominciato a frequentare lo stesso tipo di locali in gioventu' (pur non conoscendoci), sia per fede calcistica che politica. Una volta si andava a mangiare fuori molto piu' spesso in quei posti lì, dove il portafoglio non piangeva mai, il vino era onesto e la cucina assomigliava a quella della nonna. Una volta sullo stesso tavolo (il posto e' piccolo ed e' sempre pieno) c'era un fascistone di quelli ricercati, l'ho riconosciuto subito ma ci siamo passati il formaggio e il pepe come se niente fosse (quando si mangia, e' il momento adatto per i trattati di pace). Ho lasciato il mio cuore in posti così, come faccio a dimenticarmene? Adesso mi trovi nelle taverne alla foce della Vistola (meno 15 gradi stanotte), ma lo spirito e' sempre quello e tu mi fai sentire al caldo, al mio Paese e con la mia gente. Devo potertelo dire, no?

Nelle Nuvole
inserito il 08/12/2012

Leggere un post così prima di mettersi a tavola, vuol dire sentirsi già sazi. apprezzatissimo il sequel al sequel di Mario. Al carrello dei bolliti dovrebbero dedicare un monumento.E' uno dei motivi principali per cui si va al ristorante nella stagione invernale, anche se si ha una nonna, madre o moglie in grado di cucinare.

carlo macchi
inserito il 08/12/2012

Caro, caro Mario, quasi sempre mi lasci senza parole e con un buoco allo stomaco che solo poter mangiare e bere con te, in un posto come Bertino o una taverna sulla Vistola, potrebbe colmare. Grazie, Grazie, Grazie.

Mario Crosta
inserito il 08/12/2012

Ascoltatevi Angelo Bertoli su You Tube, la canzone che v olete voi, e bevete alla mia salute ed a quella del mondo intero. Questo ho imparato da Bertino, il re del tortellino. E' tanto tempo che non ci torno, ma oggi mi avete tolto 40 anni, sono lì da lui con voi tutti. Un abbraccio ideale di cui ringrazio lui, i suoi continuatori e chi ha scritto questi bei pezzi dove ogni parola sprizza una grande umanita', la vera civilta' del buon bere e del buon mangiare.

Roberto Gatti
inserito il 10/12/2012

I tortellini di Bologna, cosi' come " i cappelletti " ferraresi richiedono ( o meglio richiederebbero ) esclusivamente un buon brodo di gallina, cappone e manzo ! mangiarli con il ragu' è come aggiungere acqua ad uno dei vini piu' buoni del mondo !! :) P.S. ) Fino agli anni '85/90 esisteva un ristorante a Ferrara La Vecchia Chitarra, gestito da Bertino ( Travagli ) , piatto del Buon Ricordo ma poi lui è mancato ( era un mio caro amico ) ed oggi è in mano ai cinesi !!

Mario Crosta
inserito il 10/12/2012

Non per fare dietrologia ne' per discutere se siano meglio in quel favoloso brodo di carni miste (mmm, che buoni!), ma d'estate, specialmente a Ferragosto, Bertino una volta faceva i tortellini gratinati con la panna. Erano buoni appena appena tiepidi, se non proprio freddi. E vino di Zola Predosa. Rigorosamente fuori da tutte le guide di ieri e di oggi...

Fabrizio Calastri
inserito il 11/12/2012

E pensare che la sera che sono andato a cena da Bertino ho disertato una cena sociale e mi sono beccato dell'asociale!

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