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Editoriale

29/09/2013
Atlante dei vini per la Russia: odissea tra i produttori
ingrandisci odissea.jpg
Il giorno che ebbi l’incarico di scrivere il primo l’atlante del vino italiano per la Russia, edito dalla BBPG (principale editore moscovita del settore), pensai che la cosa più difficile sarebbe stata riuscire a condensare in un libro i tanti pregi del vino italiano. Mi sbagliavo! Il difficile è riuscire a comunicare con i produttori, o almeno con una parte di loro.

La scelta di inserire solo duecento cantine, restringendo di molto il campo,  sul momento mi sembrò vincente ma non avevo comunque  fatto i conti con l’organizzazione di molti produttori italiani. Non sto parlando di quelli che non hanno mai visto un giornalista ma di quelli che, proprio perché hanno prodotti di altissima qualità, da una parte quasi bramano i contatti con la stampa e dall’altra hanno magari uffici per la comunicazione, PR in gamba e quant’altro.

Così ingenuamente credevo, ma purtroppo da giugno a oggi ho capito che i produttori di qualità italiani si dividono in tre macrocategorie (con all’interno molte differenziazioni ma di queste parlerò un’altra volta) : quelli che sono realmente attrezzati per i contatti con la stampa e sono attenti a ciò che accade nel nostro mondo,  quelli che pensano di essere attrezzati ma non lo sono e quelli che, scusate il termine, della stampa se ne catafottono e la giudicano come un male quasi necessario e per questo da trattare (o meglio non trattare) con le molle.

Alle ultime due categorie appartengono quella cinquantina (ripeto 50 su 200!!!!!!!!) di produttori che, nonostante mail, fax, telefonate, preghiere e blandizie varie da giugno ad ora ancora non hanno risposto alla mia richiesta di farmi avere tre misere paginette con alcuni dati aziendali e una-due foto aziendali  in formato atto alla pubblicazione.

ingrandisci comunicare.jpgVoglio precisare subito una cosa: l’inserimento nell’atlante è completamente gratuito e questo è scritto a lettere cubitali nel primo rigo di ogni mia comunicazione.

Questo non toglie che la prima domanda di ogni produttore sia sempre “Ma è a pagamento?” ed è successo più volte che alla rassicurazione “Assolutamente no, come può leggere nel primo rigo della mia mail” qualcuno insista “Si, va bene, ma a me chi me lo garantisce che poi non c’è da pagare qualcosa?”

Vi garantisco che domande del genere non sono assolutamente casi isolati. Ci sono stati produttori amici che hanno fatto rispondere dalle segretarie “Grazie ma non ci interessa.” E quando ho alzato il telefono chiedendogli cosa non gli interessava, magari il ricevere pubblicità gratuita o essere meglio conosciuti in un mercato importante qualcuno ha anche risposto “Ma tanto non ho nemmeno l’importatore in Russia!”

Ancora peggio: tra le aziende che ancora non hanno inviato il materiale ci sono grandi cantine che producono e vendono milioni di bottiglie e che dovrebbero avere personale specifico per tenere i rapporti con la stampa.

Non farò i nomi delle cantine che non hanno risposto ( o magari hanno detto che mandavano il materiale senza mai farlo) ma vi garantisco che la voglia di riportarli nero su bianco è tanta.  Per adesso mi limito a segnalare le regioni che spiccano per , diciamo, “assenteismo”. Al primo posto metterei  a pari merito la Campania e la Sardegna, seguita da un’insospettabile Alto Adige e dal Veneto, con Piemonte e Toscana che chiudono il gruppo. Quindi non solo zone del “profondo sud” ma anche le grandi regioni del vino o zone non certo poco attrezzate per la comunicazione.
comunicare1.jpg
Tenete presente che tutte le aziende sono state contattate per mail e per fax (non solo da me ma anche da Bruno Bruchi, il fotografo e non solo abbiamo spedito  ad una mail ma in alcuni casi a 5-6 della stessa cantina) almeno 6-7 volte, ma regolarmente quando telefoni ci sono fior di segretarie o di responsabili comunicazione che cascano dalle nuvole e giurano di non aver mai ricevuto niente. Poi c’è la folta categoria di quelli che l’avevano vista ma hanno avuto problemi gravi in famiglia (da giugno??? Alla faccia della disgrazia, siamo all’ecatombe) o quelli che l’hanno vista ma, anime candide,  si erano scordati di rispondere e pensavano che ormai  fosse troppo tardi. Ci sono naturalmente quelli che insistono a dire che non gli interessa (ma questi il vino lo vendono o lo regalano?) o addirittura chi ti chiede dei soldi per inviare una sua foto perché “Io ho pagato il fotografo per farla!”.

Poi ci sono quelli che hanno mandato le foto al fotografo senza mandarmi la scheda e viceversa. Ci sono anche molti produttori che alla richiesta “Invii per favore alcune foto rappresentative e particolari  dell’azienda” hanno creduto che mandare la foto di un grappolo d’uva sia estremamente rappresentativo e particolare.

Insomma quest’atlante sta diventando un’ odissea che sta mettendo a dura prova il mio povero fegato (e quello di Bruno Bruchi) . Per fortuna c’è anche l’altra categoria di produttori, quelli realmente attrezzati, quelli attenti e puntuali, che sono la maggioranza e che ringrazio. Per tutti ringrazio quel famosissimo produttore che dieci minuti dopo aver ricevuto la prima mail mi ha spedito una simpatica risposta del tipo “Grazie Macchi. Qualche giorno fa, quando ho letto della cosa speravo proprio di essere selezionato per farmi un po’ di pubblicità gratuita in Russia.”


Autore: Carlo Macchi
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Commenti presenti: 5
Gianpaolo Giacomelli
inserito il 30/09/2013

dovremmo anche domandarci quanto ormai sono diventati diffidenti i produttori di vino, sommersi totalmente dalle richieste pubblicitarie, promesse editoriali, promesse di buone collocazioni sulla guida dei migliori vini da balcone di turno etc etc. Un mare di vino in cui navigano portaerei, vascelli, motoscafi d'altura e navi da crocera...tutti bisognosi di carburante per procedere......e noi di Winesurf con il nostro patino a remi ...:)

stefano tesi
inserito il 30/09/2013

Dopo questa formativa esperienza, al posto tuo metterei solo le aziende che hanno mandato per tempo e in modo completo tutto il materiale, specificandolo nella presentazione della guida e sottolineando che la qualità dell'azienda stessa non sta solo nella qualità del vino, ma anche nella sua capacità di rapportarsi con il mondo esterno. Oppure dicendo che, se a un produttore non interessa vendere il proprio vino o farlo conoscere, non ha neppure bisogno di essere segnalato. Comunque nihil sul sole novi: tempo fa uno sconosciuto mi ha chiesto se gradivo ricevere alcuni suoi campioni, io per pura cortesia ho detto sì e lui mi ha mandato un pacco contrassegno!

Maria Cristina Mascarin
inserito il 01/10/2013

Mai pensato di sostituire certi "PERSONAGGI" con realtà più piccole e meno conosciute ma più collaborative....???? Se pensate di fare in futuro il 2° atlante del vino italiano (ma vista l'esperienza vi sarà passata la voglia anche di finire il primo!) già tutto pronto.....!!!!! Battute a parte, forza coraggio e buon lavoro.....

Federico Bindi
inserito il 12/10/2013

Mi vien da dire: cecità. Soprattutto chi è dotato di un ufficio stampa o agenzia dovrebbe saper distinguere tra le proposte editoriali.

Mario Crosta
inserito il 06/11/2013

Se un produttore non ti manda il materiale che ti serve, cercane un altro della stessa zona vinicola che te lo manda e pubblica soltanto questo. Fai un atlante dei vini, non dei produttori. La qualità di un'azienda non si misura soltanto per uno dei suoi prodotti, ma anche per l'efficienza, la puntualità, la comunicazione, la filosofia. Stai pur certo che a tutti quelli che non ti hanno risposto (o non ti hanno inviato quanto gli hai chiesto nel tempo massimo che gli avrai pur specificato) la Russia non interessa, altrimenti correvano fin da subito. Perciò, caro Carlo, si sono già tirati fuori da soli ed è perfettamente inutile pregarli in ginocchio. Batti altre vie. Non ti curar di lor ma guarda e passa.

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