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VINtervista

02/04/2014
Intervista a “l’affaire Giboulot”
ingrandisci pasqualeegiboulot.jpg
E' ormai nota la vicenda che ha visto protagonista il viticoltore borgognone Emmanuel Giboulot,  che si è platealmente rifiutato di usare in modo preventivo il trattamento contro la flavescenza dorata.
La malattia, causata da un fitoplasma, viene trasmesso di pianta in pianta da un insettovettore, chiamato comunemente “la cicalina”. Questa malattia provoca la morte del vigneto e  l'unica soluzione è l'estirpazione della vigna stessa o l'uso preventivo di insetticidi.
Le sanzioni sia pecuniarie che detentive  previste dal ministero dell'Agricoltura Francese per chi disattendete le direttive  sono pesantissime. Giboulot, che inizialmente rischiava 6 mesi di carcere e 30.000 Euro di multa,  ha visto poi  ridimensionata la pena, avendo chiesto l'accusa 1000 euro di cui la metà sospesa e niente prigione. La sentenza definitiva è attesa per il 7 di  Aprile. Nel contempo la petizione a sostegno della posizione di Giboulot ha superato quota  500.000 firme.
Ma Giboulot è un pazzo a rifiutarsi di effettuare il trattamento mettendo a rischio non solo i suoi vigneti ma anche quello dei suoi vicini?
Abbiamo incrociato Emmanuel  durante Les Grands Jours de Bourgogne nel Palazzo dei Congressi dove, in una sessione pomeridiana riservata  ai viticoltori Bio, presentava, assieme a tanti altri i suoi vini. Ne abbiamo approfittato per sentire direttamente da lui com'è nato quello che ormai i francesi chiamano “L'affaire Giboulot”  :
ingrandisci gibolulot.jpg“Tutto è iniziato con una ordinanza della prefettura nel giugno 2013 che obbligata tutti i dipartimenti della Cote d'Or,  dalla Cote de Beuane alla Cote de Nuits, a trattare con un insetticida tutti i vigneti per via dell'insetto vettore della flavescenza dorata. Chiedo che tipo di insetticida dovrei usare e mi viene risposto che l'insetticida per i produttori Bio è un piretro di derivazione naturale. Il pyrèthre vert, ha un periodo di vita di 10-12 minuti in piena luce e non lascia residui sul terreno e sulle piante, ma  non è di tipo selettivo. Quindi usandolo si distrugge l'insetto che provoca la flavescenza dorata ma anche tutta una serie di insetti buoni. Tutto ciò potrebbe essere giustificato se la flavescenza dorata fosse in prossimità dei vigneti, ma siccome non avevamo nessuna segnalazione della sua presenza  in nessun settore del dipartimento della regione e non c'erano quindi vigne dichiarate infette, a me è sembrato incoerente fare il trattamento e quindi acquistare un prodotto che sapevo che non avrei utilizzato. Alcuni vignaioli infatti per essere tranquilli hanno semplicemente comprato il prodotto (con relativa fattura per giustificare il trattamento in caso di controllo) senza però usarlo. In effetti ci sono stati 11 controlli nella Cote d'Or  tra cui quello alla mia azienda, ma io ho semplicemente dichiarato che non avevo effettuato nessun trattamento. Gli atti del controllo sono stati poi trasmessi al procuratore il quale mi ha convocato, dopo una serie di rinvii, per il 24 febbraio. La richiesta di comparizioni è stata poi trasformata direttamente in processo, nel quale l'accusa ha infine chiesto la mia condanna ad una multa di 1000 Euro. Il  7 aprile dovrebbe esserci la sentenza definitiva e quindi la condanna esecutiva
Cosa pensano gli altri produttori Bio e  quali sono le loro posizioni in merito ?
Ci sono produttori Bio che hanno fatto il trattamento perché hanno avuto paura e hanno pensato che quella fosse la soluzione, così come ci sono vignaioli in regime convenzionale che non hanno fatto il trattamento, insomma c'è una risposta variegata. Ma a mio avviso non è questa la cosa importante, non è sapere chi ha torto e chi ha ragione, è un discorso più ampio che riguarda l'uso dei pesticidi e qui avevamo un'occasione per non utilizzarli.
Questo ovviamente dal mio punto di vista ma anche di quello di tanti altri produttori. Il ministero dell'Agricoltura ha imposto un trattamento che secondo me è in contraddizione con la politica dichiarata dal governo, che ha come obiettivo  quello della riduzione dell'uso dei pesticidi. Anche per noi coltivatori che siamo nel biologico,  pur se non lasciamo residui e le conseguenze non sono le stesse, i nostri principi di agricoltura dovrebbero essere basati sull'equilibrio della natura e di tutti i microrganismi  ed insetti che vivono nelle vigne. Per me utilizzare un insetticida va a mettere in pericolo quest'equilibrio e a mio avviso dove è necessario farlo lo si fa, ma per me in questa situazione,  intendo in Cote d'Or,  non era giustificato.
 
Cosa pensa a proposito di quei coltivatori che ritengono il piretro naturale altrettanto dannoso di quello chimico?
ingrandisci giboulot2.jpgSecondo me è un concetto non corretto perché il Piretro non è selettivo, ma altrettanto non sono selettivi la maggior parte dei prodotti chimici che si usano nella coltivazione convenzionale. Ce n'è uno selettivo ma il cui uso non è permesso in Francia appositamente creato per l'insetto portatore delle flavescenza dorata.(??)
 
La posizione di  Emmanuel Giboulot è chiara  e d'altronde era già nota, ma deflagrante  non è tanto quello che dice quanto  le problematiche che apre il suo rifiuto di sottostare ad un "imperativo" del ministero dell'Agricoltura. Inoltre, e credo che sia la prima volta, Giboulot cita un altro prodotto (ma dalla sua intervista non si capisce se naturale o di sintesi) che sarebbe proibito in Francia pur essendo selettivo.
Il ridimensionamento della pena da parte dell'accusa non è di per sé anche il riconoscimento, sia pure parziale, di una posizione non del tutto censurabile?.
Se l'accusa fosse stata veramente convinta della nocività del comportamento di Giboulot avrebbe agito in modo più deciso e marcato.
La querelle resta aperta.
 

 


Autore: Pasquale Porcelli
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Commenti presenti: 1
maurizio gily
inserito il 03/04/2014

nelle cose che dice mi pare più ragionevole di certi suoi sostenitori. In sostanza dice che non è contrario per principio al trattamento ma che da lui non serve perché la flavescenza non c'é. Se fosse così avrebbe ragione, ma si tratta di una situazione dubbia, in cui valutare il livello di rischio e quindi l'opportunità di applicare l'obbligo del trattamento non è facile. Del prodotto di cui parla non so nulla, mi pare una boutade. la scelta di trasformare la vicenda in un circo mediatico in cui lo stato cattivo si contrappone al vignaiolo buono resta comunque molto discutibile.

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