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Abbiamo fatto una cosa che non era mai stata fatta ed è andata molto bene! Questo è il succo delle due degustazioni (che mi risulti mai fatte prima) di vecchie annate di Gavi. Avete letto bene! Quel vino che la stampa specializzata e non (nonché la stragrande maggioranza degli stessi produttori locali......) considera adatto per un consumo immediato è stato convocato dal profondo delle cantine per due degustazioni che hanno dato il risultato che, modestamente, mi aspettavo.
Di buon’ora iniziamo la degustazione al consorzio, partendo dal 2005 e andando indietro nel tempo. Non vi nascondo che una certa tensione aleggiava nell’aria per poi, mentre andava avanti l’assaggio, trasformarsi in velata incredulità, divertito stupore ed alla fine in palese soddisfazione. Certo alcuni vini ( una sparuta minoranza) erano ossidati ed alcune annate avevano problemi (2003-2000 in primis) ma la stragrande maggioranza dei vini godeva di buona salute. Ma non finisce qui: alcuni campioni erano veramente eccezionali e soprattutto provenivano non da una o due aziende ma almeno da una decina. Le cito in ordine sparso: Sarotto Roberto, La Smilla, La Giustiniana, Castellari Bergaglio, Michele Chiarlo, Santa Seraffa, Villa Sparina, Broglia, La Chiara, Nicola Bergaglio ed ovviamente La Scolca. Quelli che mi sono rimasti più impressi: uno stratosferico per complessità e profondità La Chiara 1991, un giovanissimo La Villa 1995 di Villa Sparina, una concreta e sapida Montessora 1998 della Giustiniana, un finissimo Broglia del 1994. Ma come non citare il Rovereto 1996 di Castellari Bergaglio o il D’antan 1997 della Scolca. Ora vorrei sapere quante zone italiane “in bianco” possono vantare una decina di aziende con vini che possono maturare e migliorare per quindici anni ed oltre. Mi fermo qui per non tediarvi e passo all’assaggio del pomeriggio, dove Maurizio mi ha fatto trovare una verticale completa di Nicola Bergaglio dal 2006 al 1995, con la chicca del 1988 e l’aggiunta di un 2000 della Cantina Produttori del Gavi e del D’antan 1991 (il primo prodotto!!) della Scolca. La grande finezza e complessità aromatica con profumi che partono dai fiori per spaziare sul balsamico ed arrivare alle famose note minerali, la lunghezza e freschezza al palato ben bilanciata dal corpo (tutte caratteristiche già uscite nei vini della mattina), si sono qui espresse a livelli quasi assoluti. In alcuni casi (2005-2000-1999-1998) ho pensato di avere nel bicchiere un grande Chablis (Valmur? Le Clos?) di Fèvre o di Dauvissat. E quello che ruminavo era nella mente anche degli altri fortunati partecipanti all’assaggio, primo fra tutti Davide Ferrarese che mi aveva dato man forte anche la mattina.
Da parte sua il Consorzio potrebbe lanciare la proposta di una specie di “Gavi Riserva” (meglio Selezione o qualcosa di simile) che entri in commercio almeno 16 mesi dopo la vendemmia. Potrebbe essere il primo passo per far capire ai molti affetti da fregola di vendita che la gallina di domani può pagare molto di più dell’ovetto di oggi....
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