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Editoriale

26/03/2015
Degustazione bendata o palese? Ditecelo voi!
ingrandisci degustazionevini.jpg
Parafrasando una vecchissima barzelletta sul Giudizio Universale (a chi non la conosce la racconterò in separata sede..), vesto i panni di uno ieratico San Pietro e annuncio con voce roboante all’universo mondo Pare, ripeto pare, che la degustazione bendata possa essere sostituita da quella palese!” e come nel finale della barzelletta mi attendo un boato di giubilo da parte di uomini, donne, militari e ragazzi, che scuoterà terra e cielo.
 
Uscendo fuor di barzelletta, negli ultimi 15-20 giorni ho avuto più volte la possibilità di avvicinarmi a questo tema, un vero e proprio tabù per noi degustatori seriali. Da più parti infatti mi sono arrivati mal di pancia per l’assaggio alla cieca, da tutti (o quasi) quelli che fanno guide vini universalmente utilizzato, pare obtorto collo. Indubbiamente i motivi portati a vantaggio della degustazione palese non sono peregrini, tutt’altro, ma ho la sensazione che per le guide vini sia difficile utilizzarla.
 
Uno dei motivi principali per la degustazione a bottiglie scoperte è che un giornalista serio e preparato non deve assolutamente farsi influenzare dall’etichetta ma, anzi, valutare al meglio quel vino proprio perché lo conosce, riconosce, ne sa la storia e tutte le possibili varianti.  Questo, penso io, senza nulla togliere alla bravura dei colleghi, potrebbe avvenire nel migliore dei mondi possibili dove, purtroppo, non viviamo.
 
Infatti dovremmo considerare ALMENO due fattori non da poco:
 
1.       Non è sempre e comunque detto che il degustatore ( e/o tutti i componenti della commissione) conosca perfettamente tutto di tutti i vini che ogni anno degusta. Spesso si parla infatti di migliaia di campioni e non sempre (io mi metto al primo posto) si ha il tempo e la possibilità di conoscere ogni singola sfumatura di quei territori.
 
2.      Non è proprio scontato che i produttori possano accettare bene un cambio così basilare di metodo degustativo.  Già adesso non sono poche le voce che girano su assaggi bendati che in realtà si trasformano in palesi, con tutto quello che comporta nei riguardi del degustatore x o y…figuriamoci se tutti gli assaggi venissero fatti a bottiglie scoperte.
 
Con questo non voglio dire che gli assaggi palesi non mi attirino, ma forse sono più adatti per un altro tipo di lavoro. Mi sembrerebbe giusto che, per esempio, chi scrive un libro su una zona viticola, assaggi i vini in maniera palese, magari assieme ai produttori stessi e li commenti, li valuti approfonditamente sapendo perfettamente cosa sta degustando.
Ma per chi deve giocoforza degustare 100 campioni al giorno per mesi l’assaggio bendato (e magari il riassaggio bendato se non si è convinti)  è l’unico metodo per  conferire una concreta certezza di serietà ai degustatori.
 
Ma forse mi sbaglio e non riesco a capire che tutti questi mal di pancia sull’assaggio bendato sono la punta dell’iceberg di un movimento più articolato che potrebbe mettere seriamente fine all’utilizzo della degustazione bendata per le guide.
Per questo ho pensato di inviare un questionario alle aziende vinicole con alcune  domande sull’argomento. Li lascerò tornare “lento pede”  da Vinitaly e tra qualche giorno spedirò a tutti i produttori del mio indirizzario i seguenti quesiti (ma se qualcuno lo legge ora può tranquillamente rispondere…)
 
ingrandisci degustazioni.jpg1.       Ipotizziamo che i degustatori delle guide vini italiane abbandonino il sistema di degustare in maniera bendata per utilizzare la  degustazione a campioni scoperti. Lei come valuterebbe la cosa?
2.      Quale sarebbe per lei la principale controindicazione di una degustazione palese?
3.      Quale sarebbe per lei il principale vantaggio di una degustazione palese?
4.      Attualmente lei come crede che i campioni che invia vengano degustati?
5.      Sarebbe disposto ad inviare vini ad una guida che dichiarasse di assaggiare solo in maniera palese?
6.      E’ convinto che, allo stato attuale delle cose, tutte le guide vini assaggino in maniera bendata?
7.      Quale sistema di degustazione attuerebbe se fosse  responsabile di una guida vini?
 
 
Nello stesso tempo invierò ai colleghi giornalisti e/o degustatori un piccolo questionario con  queste domande.
 
 
1.       Credi che il mondo delle guide sia pronto per degustare i vini in maniera palese?
 
2.    Quali controindicazioni, attualmente, credi possano esserci?
 
3.    Quali invece i vantaggi?
 
4.       Saresti disposto a degustare in maniera palese per la guida per cui collabori?
ingrandisci nebbioloprima.jpg 
5.       Secondo te i produttori come accetterebbero questa diversa impostazione?
 
6.       Pensi che il futuro delle guide vini sia con la degustazione bendata o palese?
 
 
Quindi due veri e proprio piccoli questionari a cui produttori e colleghi potranno rispondere sia via mail, sia commentando questo articolo  qua sotto (meglio!) o su Facebook.
 
Tra qualche tempo tireremo le somme di tutto e cercheremo di capire meglio la situazione.
 
A questo punto la palla passa a voi, fateci sapere cosa ne pensate.
----------------------------------------------

 
Per ampliare il discorso vi segnalo questo intervento di qualche giorno fa di Fabio Rizzari sullo stesso tema:

 I dubbi sul teorema della degustazione "alla cieca


 


Autore: Carlo Macchi
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Commenti presenti: 10
andrea gori
inserito il 26/03/2015

mandatemi il questionario, rispondo volentierissimo!

Carlo Merolli
inserito il 26/03/2015

Raramente é il cavallo e mai le briglie: ma sempre il cavaliere. Ambedue i sistemi hanno insite trappole e vie di fuga. Per le degustazioni bendate fa testo il caso Sangiorgi/GamberoRosso, per le aperte, beh, la via a favorire, consciamente o inconsciamente, l'etichetta nota, o magari solo esteticamente accattivante, esiste sempre. Mentre invece l'occhio di bue dovrebbe essere rivolto sul degustatore: lavora solo ? in gruppo di assaggio ? quanti vini assaggia per sessione ? e soprattutto: ha una storia di affidabilitá ? Se la risposta all'ultima domanda é "si" allora bendata o aperta, é solo una questione di metodo interessante che sia dichiarato ma assolutamente ininfluente.

Fabio Rizzari
inserito il 26/03/2015

Caro Carlo, il tema è complesso, ma al di là della sua intricata mole di implicazioni teoriche e pratiche in senso generale ricorda il rimasticato dibattito ("dibbattito" qui a Roma) sull'uso della barrique. E la conclusione più saggia pare la solita: si tratta di uno strumento tra gli altri: in alcuni casi è utile et funzionale, in altri no. Così come la "cieca", che non funziona sempre e comunque (tranne forse a Sorrento).

stefano tesi
inserito il 26/03/2015

l'argomento "un giornalista serio e preparato non deve assolutamente farsi influenzare dall’etichetta ma, anzi, valutare al meglio quel vino proprio perché lo conosce, riconosce, ne sa la storia e tutte le possibili varianti" mi pare francamente ridicolo: se così fosse l'assaggiatore potrebbe anche non assaggiare il vino, tanto sa già tutto prima. siamo seri. la degustazione cieca dà la garanzia di assoluta indipendenza e mancanza di condizionamenti, quindi per me è la regola. se poi in casi particolari è opportuno/necessario fare eccezioni, si facciano pure. poi è chiaro che ognuno avrà la sua posizione, con pro e contro, ma resto dell'idea che il principio dell'anonimato sia intoccabile. bello sarebbe introdurre la doppia degustazione: prima palese e poi alla cieca. ci sarebbe da divertirsi.

Paolo Cianferoni
inserito il 26/03/2015

Sono in accordo con Tesi, sarebbe meglio fare degustazioni prima alla cieca e poi palese. Ma chi assaggia 100 o più campioni alla volta non credo sia possibile. Per cui diciamo che sarebbe interessante che sia la discrezione del degustatore a decidere cosa fare, spiegando chiaramente il metodo scelto. Dal mio punto di vista però certi vini di territorio che hanno dei valori che superano il semplice tecnicismo della degustazione sarebbe meglio farli palese

Paolo B.
inserito il 26/03/2015

A bottiglie scoperte, i 5 grappoli in Puglia sono andati a Vespa, Albano e i soliti noti...

Nicola Perusi
inserito il 26/03/2015

Io da buon pragmatico come sono, penso che, visto soprattutto il vostro metodo di degustazione che definisce tipo di vino ed annata, la degustazione alla cieca è migliore in quanto, dell'etichetta non deve importare nulla e nemmeno del metodo di produzione, il vino o è buono o no. Si lavora per esaltare le caratteristiche di un uva quindi non importa uno come lo lavora ma il risultato finale, il metodo di lavoro è solo un valore aggiunto al prodotto se di qualità. Alla cieca il risultato della degustazione è imparziale perché alla fine si cerca di dare un valore oggettivo al gusto che è una cosa puramente soggettiva e quindi meno influenze ci sono meglio è.

Mario Crosta
inserito il 27/03/2015

Mi spiace di non poter esprimere un giudizio, ma (come sanno tutti) io non degusto: bevo.

Giacomo Caraggi
inserito il 28/03/2015

Da appassionato propongo: degustazione alla cieca in batterie uniformi per denominazione e annata? Saluti.

vittorio contini bonacossi
inserito il 31/03/2015

non vedo il modo di rispondere, mi unisco ad Andrea per avere un questionario.

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