Questo sito utilizza cookie di profilazione di terze parti.
Se vuoi saperne di pił o negare il consenso a tutti i cookie, clicca su "Approfondisci".
Proseguendo la navigazione, acconsenti alla raccolta e all'uso dei cookie.

Accetto l'uso dei cookie          Approfondisci
loading
Facebook Winesurf Youtube Winesurf Twitter Winesurf
Chi siamo Filosofia LINK
Una vera guida online aggiornata in tempo reale
Racconti fantastici che riguardano il mondo del vino
La pił folle enciclopedia del vino
Vinchiesta: le nostre inchieste sul vino
vinformo
vinviaggio
vinteressa
Cosa accade nel vino al sud
Le nostre soste
Quello che i 'giovani' garantiscono
Carlo MacchiKyle Phillips Lorenzo ColomboRoberto Giuliani
Luciano PignataroStefano TesiAngelo PerettiAndrea Petrini
VinItalia

Naviga la mappa per scoprire le degustazioni dei vini regione per regione




VINchiesta

24/08/2007
I vini con le tette finte!
tettefinte.jpgLa prima reazione leggendo il breve ma estremamente importante articolo del nostro enologo fantasma sul tema dell’ipperriduzione (vedi: Passion fruit: ovvero come nascono certi vini con certi profumi) è stata una risata, molto ma molto amara. Vi spiego perchè! Una delle tappe fondamentali della mia formazione di degustatore è stata, circa 10 anni fa, frequentare il corso di Master of Wine. Esperienza che tutti dovrebbero provare: ti allarga gli orizzonti, ti permette di entrare in contatto con realtà enoiche e personaggi di altissimo livello. In particolare durante le lezioni si assaggiano vini di ogni parte del mondo tra cui i Sauvignon neozelandesi della zona di Marlborough.
Avevano (ed hanno) profumi particolarissimi, lontani (allora) anni luce dai nostri Sauvignon: niente pipì di gatto o note di fico ma frutta tropicale ed in particolare “Passion Fruit” da tutti identificato come carattere peculiare che solo quel terroir poteva apportare. Ne 2002 passai quasi due mesi tra Australia e Nuova Zelanda con almeno tre-quattro giorni dedicati a visitare le cantine di Marlborough. Non rimasi molto impressionato dalla viticoltura (allora la vite più vecchia in zona aveva 18 anni.....) che tendeva molto alla quantità su vigneti giovani. I profumi nei vini però c’erano e quei sauvignon erano effettivamente particolari. Accadde però una cosa: per approfondire al meglio acquistai una ventina di etichette di Sauvignon Blanc, mi feci un assaggio comparativo e poi misi le bottiglie in frigo per riassaggiarle il giorno dopo. Ma la mattina successiva i vini avevano perso tutti i profumi! Sul momento detti la colpa alla qualità non eccelsa dei vini acquistati, tra cui mancavano (devo dirlo per onestà) i marchi più importanti e conosciuti.
Facciamo un salto di 4 anni: sono in Sicilia in una importante azienda e mi fanno assaggiare un Catarratto che ha gli stessi profumi dei sauvignon neozelandesi. Rimango stupito! E rimango stupito anche quando, dopo pochi giorni, assaggio un vermentino toscano ed uno Chardonnay altoatesino con gli stessi aromi di “passion fruit”. Comincio a domandare il perchè a vari enologi e tutti glissano più o meno elegantemente, parlando di lieviti, annate particolari etc. Ora ho capito! Altro che carattere del terroir: il profumo del frutto della passione (e molto altro.....) si ottiene in cantina, sia che questa si trovi in Sicilia, Nuova Zelanda, Trentino o Alto Adige. Non per niente quest’anno diversi Sauvignon altoatesini sembravano fatti in Nuova Zelanda ( addirittura perdevano i profumi se lasciavi la bottiglia aperta per una notte....)
Fin qui, pur con qualche titubanza, non ci trovo (quasi) niente di male. La tecnologia avanza e certe metodologie portano comunque a vini piacevoli e più facilmente ed immediatamente apprezzabili dai consumatori.
nuovazelanda.jpgMa, se ci penso bene, sono almeno 15 anni che noi giornalisti del vino (italiani ed esteri) parliamo con ardore degli inimitabili aromi dei sauvignon degli antipodi, attribuendoli a fatati terroir, inimitabili posizioni, viticolture d’avanguardia, quando invece basta seguire il processo descritto dal nostro enologo ed il gioco è fatto.
Come dicono le persone colte ed educate “Ci siamo fatti prendere per il culo!” e la mia paura (visto lo sviluppo della tecnologia dovrei dire certezza) adesso è che continuino a farlo impunemente. Se ci sono voluti quindici anni per capire questo, che credibilità può avere la nostra categoria? Quante matte risate dietro le spalle avranno fatto gli enologi leggendo commenti accorati su vini sapientemente “risistemati”? Quale sarà il nostro ruolo in futuro: sdoganare vini senza farsi tante domande o investigare su quanto di giusto o sbagliato viene fatto in vigna o in cantina. Parliamone! Intanto andiamo avanti e tocchiamo il secondo puntum dolens. Una tecnologia di cantina che porta a rendere più intriganti ma fondamentalmente globalizzati i profumi, a unificarli dall’Islanda al Sud Africa, lavora a vantaggio o contro il mondo del vino?
Facciamo un esempio, tutti noi maschietti siamo molto colpiti da giovani attricette che fanno bella mostra di se con tette e culi chiaramente rifatti. La frase ricorrente è “Saranno anche rifatte...ma per una botta e via.....” Poi ti capita di parlarci con queste signorine, magari vedendo di approdare alla “botta e via” e ti accorgi che dietro quel davanzale di silicone c’è il vuoto mentale. Spesso Non sanno parlare, non hanno idee: sono persone con lo spessore della carta su cui stampano le tanto agognate foto (piccola parentesi per dire che il giochetto può e deve essere ribaltato sulle signore che ammirano culturisti più o meno pompati).
Un vino che ha bei profumi globalizzati e li perde dopo una notte (non di sesso...e quindi rimani ancora più di sasso....) è un prodotto siliconato, pompato, comunque non naturale. Forse piacerà di più ma farà scordare alla gente quale è la realtà. La realtà non sono le tette finte (alias profumi) ma il duro e serio lavoro nel vigneto ed una vinificazione che non va a inventarsi niente ma rispetta le caratteristiche delle uve. Non voglio demonizzare la tecnologia e la scienza: so perfettamente che anche la chirurgia estetica ha compiti importanti, che vanno molto aldilà di rendere più graziose alcune parti del corpo, ma dove sta il limite?
ingrandisci passionfruit.jpgEd in enologia dove sta il limite? Io ( magari spero di essere solo) adesso non riesco a vederlo ed ho anche paura che per molti non esista!

Autore: Carlo Macchi
facebook twitter technorati digg Del.icio.us stumbleupon

Commenti presenti: 1
stefano
inserito il 17/07/2010

Io credo che il problema è la mancanza di cultura, sopratutto dalle persone che operano nella ristorazione, che si vedono arrivare questi vini dal nuovo mondo a prezzi competitivi e non si fanno perdere l'occasione. Altro punto gli ultimi 15 anni troppe persone parlano di vino senza conoscere "ABC" della enologia, le associazioni varie di corsi per degustatori hanno contribuito a fare speculazione per i soliti. La stampa non è da meno, complici tanti giornalisti e consulenti che hanno dato le regole, come dovevano essere fatti i vini. Io ritengo che in Italia abbiano la possibilità di avere vini bianchi di grande importanza per non parlare della longevità, ma se la ristorazione non cambia è continua a nascondersi dietro al vino sfuso o al vino della casa "primo prezzo" saremo in pochi a capire il bello e il buono che abbiamo. Saluti Stefano

Presta Orecchio
WinesurfTube




VINformo
25/03/2017

La stampa estera a portata di clic:Terre de Vins, n.46, marzo-aprile 2017

Due i titoli di copertina. Il primo, più grande: Le migliori 100 carte dei ...

18/03/2017

Il 26 marzo Vin'a Trani, alla sua terza edizione

Alla sua terza edizione Vin’a Trani, si presenta con una selezione di oltre 40 ...