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Editoriale

26/08/2015
Emergenza profughi: e se le cantine italiane dessero il 5 per mille in vino?
ingrandisci profughi.jpg
La vendemmia 2015 da qualche parte è iniziata e da altre parti sta per iniziare.
 
Sicuramente nel periodo di vendemmia arriveranno in Italia, se non muoiono prima, centinaia di esseri umani la cui unica colpa è quella di essere nati nel paese sbagliato. Altre migliaia, decine di migliaia, sono arrivati nei mesi scorsi e non sappiamo quanti ancora ne arriveranno.
 
Il problema dell’assistenza a questi profughi è uno dei problemi più grossi che l’Europa deve affrontare e purtroppo lo sta affrontando male, dividendosi al suo interno (e all’interno dei singoli paesi) in fazioni di favorevoli e contrari.
 
Forse la nostra proposta creerà ancora più divisione, forse la nostra idea verrà vista come il voler strumentalizzare un settore, forse quello che stiamo per dire non sarà possibile tradurlo in pratica ma noi crediamo che vada comunque tentata questa strada, che almeno (speriamo) farà parlare del problema.
 
ingrandisci rockea.jpgCi rivolgiamo in primo luogo all’Unione Italiana Vini e in seconda battuta a tutti i consorzi di tutela italiani, cioèi a tutte quelle istituzioni che possono avere a disposizione risorse, anche pubblicitarie, per lanciare la cosa: ma non sarebbe assolutamente male se qualche grande cooperativa o azienda vinicola decidesse in proprio di seguire il nostro consiglio.
 
Cosa crediamo di fare? In primo luogo raccogliere fondi per aiutare chi non ha niente se non i propri abiti, in seconda istanza far vedere che è possibile, tra donne e uomini di buona volontà, aiutare gli altri e aiutarsi a migliorare questo nostro mondo.
 
Ma cosa vogliamo fare? Vorremmo semplicemente che ogni produttore che lo ritenga giusto “versi” il 5 per mille del vino prodotto nel 2015 per creare uno o più tipi di vino con un’etichetta più o meno simile in ogni luogo. Potrebbe essere chiamato “il vino degli uomini per gli uomini” il vino dell’aiuto” il vino della salvezza” o con qualsiasi altro nome.
 
Per questo mi rivolgo ai consorzi, perché solo loro potrebbero fare da “punto di raccolta” ed organizzare le varie fasi, dall’assemblaggio all’imbottigliamento.
 
A proposito….non pensate che un concorso online per creare l’etichetta potrebbe richiamare l’interesse di molti?
ingrandisci profughi1.jpg 
Queste bottiglie verrebbero poi  proposte nei normali canali di vendita oppure  online e qui mi rivolgo ai colleghi tutti, che potrebbero supportare l’idea dal punto di vista mediatico e, “last but not least” acquistare un po’ di bottiglie.
 
E I soldi raccolti? Potrebbero essere consegnati ad enti pubblici o privati che si siano mostrati particolarmente attivi nell’accoglienza dei profughi.
 
Capisco, questa è l’idea generale, ancora farraginosa, ancora da affinare e sviluppare, ma noi crediamo che con una bottiglia del genere in mano il mondo del vino potrebbe presentarsi a testa ancora più alta in ogni consesso politico, nazionale e internazionale, ma soprattutto dare una mano praticamente a costi zero.
 
Proviamoci.
Autore: Carlo Macchi
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Commenti presenti: 1
Fabrizio Calastri
inserito il 30/08/2015

Per motivi professionali mi sono ritrovato a gestire un centro di accoglienza per 25 migranti (l'abbiamo chiamato "il mondo a colori"). Parlando con loro ci accorgiamo molto spesso che tutto quello che chiedono è di essere supportati e aiutati a diventare autonomi. A ritrovare quella condizione sociale che avevano nel loro paese di origine e che sono stati costretti ad abbandonare. Quindi ben venga un aiuto ma non basta la beneficenza e la carità. La prossima vendemmia potrebbe già essere un'occasione per coloro che hanno i documenti in regola.

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