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Editoriale

15/10/2015
In memoria di Pierlorenzo
ingrandisci pierlorenzotasselli.jpgIn queste poche righe di Roberto Tonini ritroviamo il nostro caro Pierlorenzo. Ci sembra giusto condividerle con tutti voi.

 

 

Mi pare di averlo conosciuto già una quindicina di anni fa  in Slow Food, ma non a fondo. Solo con la frequentazione in Winesurf  ho avuto modo di conoscerlo veramente da vicino.

 

Tre cose mi colpivano di lui: l’aspetto, il suo parlare e il suo nome.

 

Io non avevo mai incontrato né sentito dire di uno che si chiamasse Pierlorenzo. Mi suonava come un qualcosa di rinascimentale, sicuramente di fiorentino. Fu la prima volta che invidiai sinceramente un nome.

 

L’aspetto era quello di Clark Kent, e qui non c’erano dubbi. Anche se la sua sfumatura di capelli ti faceva pensare ad un colonnello dei marines. Ma era il suo parlare l’aspetto più interessante di Pierlorenzo. Intanto la musicalità. Avevo un parlare fiorentino assai educato e melodico, assolutamente non sguaiato, ma anzi cortese e intonato, scandiva bene le parole come di uno che vuole essere chiaro e ben compreso come un insegnante. Come poi in effetti lui era. E tutto questo era assai piacevole.

 

Non era di molte parole e quando si decideva a parlare pareva che lo facesse perché gli altri ce lo costringessero, ne avrebbe fatto anche a meno, se non fosse stato proprio necessario. Osservazioni precise, concise, spesso pungenti. Ma anche ironiche o sarcastiche. Ma era difficile che si facesse trascinare in queste stanze.

 

Quando ebbi contatti più diretti con lui sentivo che i suoi occhi mi seguivano e sicuramente cercavano di inquadrarmi. Non era poi così propenso ai grandi sorrisi, per cui dovevo scovare nel suo volto un leggero accenno di assenso per stare più tranquillo.

 Si perché, specie all’inizio, io mi sentivo sempre sotto esame. E sono convinto che lo ero. Ero curioso e attento a quello che diceva anche perché le sue parole erano sempre quelle strettamente necessarie, difficile udirne qualcuna in più.

 

Vederlo sorridere era raro, ma imparai che era più una maschera che una realtà. Sapeva essere anche brillante e spiritoso, sempre pronto a pizzicarti se sbarellavi.

 

Poi ultimamente capii che mi voleva anche bene. Quando gli detti il mio indirizzo mail osservò a mo’ di buon consiglio: meglio se tu avessi messo “robetoni” anziché “robertotonini”, difficile da dirsi e anche da scrivere. Come facevo a dirgli che la mia prima mail era proprio “robetoni” e solo quando registrai il dominio mi sembrò meglio mettere in chiaro nome e cognome?

Autore: Roberto Tonini
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