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Editoriale

01/11/2015
Chianti DOCG sfuso in Canada: interessanti novitą
ingrandisci chiantidocgfraudsaq.jpg
Dopo l’incontro con il direttore del consorzio Chianti  Alessandro Bani abbiamo le idee abbastanza chiare sulla vicenda di cui abbiamo parlato qui e riguardante del chianti DOCG con tanto di fascetta, venduto sfuso e imbottigliato in Canada per conto della SAQ (monopolio canadese).
 
La prima cosa da dire è che purtroppo  il disciplinare del Chianti DOCG non prevede l’imbottigliamento nella sola zona di produzione. Quindi qualsiasi soggetto autorizzato può richiedere di imbottigliare chianti, sia si trovi un metro fuori dalla DOCG sia, appunto, in Canada. Questa è una grossa falla nella denominazione a cui il consorzio, con una variante al disciplinare in via di approvazione (forse entro fine anno, più verosimilmente entro la prossima primavera) sta cercando di porre  rimedio.
 
Rimedio in verità parziale perché tutti quelli che già imbottigliano fuori zona potranno chiedere una deroga e continuare a farlo. In particolare potranno continuare a farlo i 17 imbottigliatori esteri (3 all’interno della UE e 14 extra UE) che ad oggi già imbottigliano a casa loro partite di chianti DOCG sfuso.
 
Ma come realmente “si svolge” l’acquisto di partite di Chianti DOCG sfuso da parte del signor X in Canada ( di qualsiasi altra parte del mondo )? Per prima cosa c’è l’accordo tra produttore e imbottigliatore. Quest’ultimo, dopo aver deciso il prezzo,  chiede all’organo di certificazione (che non è il consorzio Chianti ma Toscana Certificazione Agroalimentare, un’ ente tipo  Valore Italia, tanto per capirsi) di andare nella cantina del produttore X a ritirare un campione di vino di quella partita di tot ettolitri. L’ente ritira i campioni, li fa analizzare, poi li fa degustare ad una commissione di assaggio e se passano i due step il vino ottiene l’idoneità.
 
A quel punto l’imbottigliatore dice al consorzio Chianti di aver ottenuto l’idoneità da TCA e quest’ultimo, dopo aver controllato, emette le fascette relative alla partita di vino. Le fascette viaggeranno a fianco del vino sfuso che, una volta arrivato a destinazione, verrà imbottigliato etichettato e “fascettato” con, ATTENZIONE, un codice in fascetta che non potrà purtroppo riportare al produttore, ma solo a chi ha fisicamente chiesto l’idoneità, in questo caso l’imbottigliatore.
 
ingrandisci chiantifascetta.jpgQuesta purtroppo non è certo, specie dal punto di vista dell’immagine, una grande cosa per un vino DOCG che basa molto della sua immagine sulla sinergia con il territorio Toscano, ma, rispetto a qualche giorno fa possiamo almeno spiegarvi come fare per risalire dalla fascetta di un Chianti DOCG a tutti i dati presenti sulla stessa.
Basta andare sul sito della TCA (www.tca-srl.org), cliccare nella home page su tracciabilità e contrassegni, inserire negli spazi “serie” e “numero” i rispettivi dati sulla fascetta e saprete chi è il produttore o l’imbottigliatore di quel Chianti DOCG.
 
Per esempio se uno inserisce il codice presente sulla fascetta nella foto ecco cosa esce:
MARCHES CONSTELLATION QUEBEC INC.
Sede legale: 175 CHEMIN MARIEVILLE-ROUTE 112 - - - ROUGEMONT QUEBEC (CANADA)
Partita IVA: 9999999999
Vino: DOCG Chianti— 2012
Data idoneità: 14/03/2014
 
Purtroppo non possiamo risalire al produttore (ma Costellation è proprietaria di Ruffino..) però almeno all’imbottigliatore ci siamo arrivati. Naturalmente se l’idoneità viene richiesta dal produttore i dati sulla fascetta vi riporteranno a lui.
consorziovinochiantilogo_3.jpg 
Ma vediamo di capire quanto è il Chianti DOCG che viaggia in cisterna all’estero: sono circa 7.600 ettolitri, che non sono certo pochi ma in percentuale sono meno dell’ 1% del totale prodotto (800.000 hl.), che per il 91% e rotti viene imbottigliato in Toscana, per il 7% abbondante in Italia e il rimanente all’estero, da quei 17 imbottigliatori di cui parlavo prima.
 
Ma veniamo al cuore del problema. Chi ci garantisce che quel vino, in particolare il Chianti Antolini Mazia, la bottiglia venduta dalla SAQ in Quebec, sia effettivamente il Chianti DOCG partito dall’Italia? Purtroppo i controlli di tutela in Canada (che fino a che il vino resta sfuso riguardano l’ente certificatore, cioè TCA, e solo dopo che è in bottiglia il consorzio Chianti) sono molto laschi o inesistenti:  questo sia per mancanza di personale addetto (e soprattutto di fondi per pagarlo) sia perché si va ad intervenire in uno stato estero con proprie leggi e propri enti adibiti al controllo. 
 
Comunque, o per questo o per quello, nessun organo ufficiale italiano (se non dopo aver chiesto permessi ufficiali con trafile che potete immaginare) può andare a controllare che in quella bottiglia ci sia realmente quel Chianti DOCG. Questo per quanto riguarda i paesi extra UE, mentre per quelli europei e naturalmente per l’Italia la cosa è diversa : i controlli non sono molti ma ci sono (80 lo scorso hanno in Italia e 20 nei paesi UE)  e la speranza è che aumentino sempre più.
Come la speranza è che venga approvato in fretta il cambi odi disciplinare che almeno bloccherà il numero di imbottigliatori fuori zona, anche se chi vuole potrà appoggiarsi a quelli che in Italia già lo fanno o ai 17 all’estero che otterranno l’imbottigliamento in deroga, inficiando così nei fatti la modifica. 
 
Se poi pensiamo che tale modifica era già stata approvato tra il 1999 e il 2000 ma successivamente impugnata, portata al Tar e annullata, l’unica cosa è sperare che non riaccada nuovamente. Come dire…meglio qualcosa che niente.
 
Autore: Carlo Macchi
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Commenti presenti: 2
Mario Crosta
inserito il 02/11/2015

Pensa se ci fossero, oltre ai 7.600 ettolitri di Chianti, anche chissà quante decine di migliaia di ettolitri di Montepulciano d'Abruzzo, come una nota vicenda di qualche anno fa mi ripropone continuamente alla mente, che interessò una delle più famose e centenarie famiglie della zona... è proprio vero che il vizio di aggirare tutto l'aggirabile, a Firenze, non passa mai. Di Chianti DOCG, infatti, è da quella vicenda che non ne bevo più, non ne compro più e non ne propagando più. Questa mi conferma che ho fatto bene. Le fregature con questa denominazione oscurano completamente anche il buon lavoro fatto da altri produttori della zona, che però hanno la colpa di lasciar fare e di stare zitti. Fine della mia storia con il Chianti.

Maurizio Fava
inserito il 02/11/2015

Norme lasche, controlli assenti o impossibili, deroghe alle normative lasche... La storia della rovina d'Italia.

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