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Editoriale

27/01/2016
Chianti DOCG sfuso venduto all’estero: non ci posso credere!
ingrandisci antolinimazia.jpg
Vi ricordate del Chianti DOCG venduto sfuso e poi imbottigliato in Canada? Gli abbiamo dedicato alcuni articoli (vedi e vedi ) cercando di far capire i meccanismi che regolano questo commercio e cercando anche di presentare i soggetti esteri che possono imbottigliare nel loro paese vino sfuso DOCG.
 
Uno di questi soggetti, quello da cui è partita la nostra piccola inchiesta, è il monopolio del Quebec , sicuramente uno dei più grossi compratori di vino (sfuso, ma soprattutto in bottiglia) al mondo.
 
La SAQ, tramite un altro grande del vino, Constellation, importava in cisterna, imbottigliava e vendeva Chianti DOCG sotto il brand Antolini Mazia. Questo Chianti DOCG era stato acquistato al supermercato da dei lettori di Winesurf, che ci avevano appunto chiesto come la cosa fosse possibile. Da lì partì la nostra ricerca.
 
Avete visto che in quest’ultimo periodo abbiamo usato i verbi al passato? Non lo abbiamo fatto a caso e qui sta la notizia veramente interessante.
ingrandisci chiantidocgfraudsaq.jpgInfatti il Chianti DOCG Antolini Mazia non esiste più! Al suo posto SAQ propone un rosso italiano sotto lo stesso marchio ma assolutamente non più Chianti DOCG.
 
I nostri amici canadesi hanno fotografato questa interessante “variazione” al supermercato  e ce l’hanno subito segnalata. Per sicurezza siamo andati a controllare anche sul sito www.vinsenepicerie.com, dalla SAQ utilizzato come canale di vendita e abbiamo constatato che nella sezione “Vins d’appelation” non c’è più il Chianti DOCG Antolini Mazia, mentre la stessa etichetta, ma come vino rosso generico italiano, spicca tra gli altri vini.
 
Lungi dal pensare che una pulce come Winesurf possa aver fatto cambiare politiche commerciali ad un gigante come SAQ, ci sembra comunque interessante segnalare la cosa e magari sotto sotto sperare che la nostra piccola inchiesta abbia spinto ad accelerare un cambiamento già messo in programma.
 
Resta il fatto che molto, forse troppo vino italiano sfuso, a denominazione d’origine o meno,  viaggia con pochi o scarsi controlli all’estero. Se poi la sua qualità è scadente, il “Vigneto Italia” non ci fa certo una grande figura.
 
Autore: Carlo Macchi
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Commenti presenti: 4
Giuseppe
inserito il 28/01/2016

Bravi, complimenti, io credo invece che i vostri articoli hanno funzionato da "pungolo" con un risultato che di sicuro porta benificio al mondo del vino italiano. E complimenti anche ai lettori che, con la loro curiosita`, hanno scatenato il tutto!

benedetta Contini Bonacossi
inserito il 28/01/2016

Anche secondo me siete stati voi a far partire il caso. Bravissimi !!!

maurizio fava
inserito il 28/01/2016

ci sono e ci saranno decine di casi analoghi, fino a quando la normativa italiana e i disciplinari non IMPORRANNO a tutto il "made in Italy" di essere "fatto e confezionato in italia" Per le doc e le docg basterebbe un "obbligo di confezionamento nel territorio di origine e produzione"

PAOLO VALDESOLO
inserito il 28/01/2016

CHE DIRE DIFRONTE A QUANTO RILEVATO DAL VOSTRO ARTICOLO : SE FOSSE PER ME , VI PROPORREI COME ENTE DI TUTELA A SALVAGUARDIA DEI PRODOTTI AGROALIMENTARI. SEMPRE E COMUNQUE GRATO A VOI TUTTI !!!!!

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