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Editoriale

22/05/2016
Barolo 2012 e Barbaresco 2013: non grandi vendemmie ma ben interpretate
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Quest’anno  a Nebbiolo Prima si degustavano Barolo 2012, Barbaresco e Roero 2013.
Due annate molto diverse tra loro che forse si assomigliano in una sola cosa: alla fine non sono grandi annate ma vendemmie ben interpretate.
 
Come sempre cerchiamo di dare una visione generale dell’annata, mentre per quanto riguarda i singoli voti ai vini vi diamo appuntamento a novembre , dopo il consueto riassaggio che faremo presso il consorzio di tutela, ospiti ancora una volta di Albeisa (a proposito, grazie Albeisa e Consorzio Barolo, Barbaresco , Alba , Langhe e Dogliani).
 
Per quanto riguarda i Barbaresco la sensazione è che i tre comuni della denominazione (Barbaresco, Neive, Treiso) siano stati separati e allontanati ad inizio anno per poi essere riunificati dopo la vendemmia.
Infatti siamo di fronte a strutture tanniche e aromatiche molto diverse tra loro, giustificate adesso solo dalla giovinezza dei vini  in degustazione.
Barbaresco ha tannini più rigidi e pungenti, mentre Neive passa dall’eccessiva maturità alla freschezza e Treiso spicca invece per eleganza, tannini fini e piacevole, forse più esili ma sicuramente più delineati.
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Anche sul fronte dei nasi Treiso si piazza al primo posto con una balsamicità ben amalgamata al frutto, mentre Neive ha spesso note mature e Barbaresco si piazza adesso in un limbo di incomprensione olfattiva dove per adesso predominano le sensazioni derivanti da legno.
 
In definitiva ci sembra una vendemmia da 7.5-8, con Treiso attorno a 9 , Barbaresco su 7.5 e Neive (quella storicamente meno pronta) sul 6.5. Forse ci saremmo aspettati, in generale, qualcosa di più ma siamo certi che gli assaggi di novembre porteranno i vini  di Neive e Barbaresco quasi a colmare lo spazio che adesso li divide dai Barbaresco di Treiso.
 
Invece dai Barolo 2012 non ci potevamo aspettare molto di più: annata piuttosto calda, irregolare, ancora in parte incomprensibile specialmente al naso. I produttori dicono che è stata più siccitosa che calda, ma alla fine dei salmi il risultato è da annata calda, con nasi che vanno dal quasi muto all’ abbastanza maturo, tannini ruvidini e soprattutto mancanza di profondità gustativa. 
 
Esempio tipico di quanto detto sono i Barolo di Serralunga, con nasi ancora incerti, tannicità in parte graffiante ma soprattutto con grandi differenze dovute al vigneto e alla mano del produttore.
 
ingrandisci nebbioloprima2012048.jpgLa Morra invece conferma che maggio non è il suo momento con tannini molto rigidi e nasi tendenti al maturo. Interessante notare come i colori, sia qui che in altre zone, spesso tendano molto, forse troppo, all’aranciato.
 
Castiglion Falletto, la mia amata castiglion Falletto non mi delude e mostra vini di bella dolcezza tannica, giocati quasi in sottrazione: figli eleganti di una vendemmia difficile.
 
Monforte ha ancora molti vini “colpiti” dal legno ma alla fine è la zona che presenta i vini più giovani e freschi, anche dal punto di vista del colore.
Verduno mi ha deluso un po’, sopratuttto per la grana tannica adesso troppo ruvida, mentre Barolo presenta in diversi casi quella mancanza di profondità gustativa di cui parlavo all’inizio.
 
In definitiva una vendemmia forse leggermente superiore alla 2011 ma sicuramente nella stessa falsariga. Vini da bere con più facilità e possibilità di grandi invecchiamenti non certo al top. Il voto medio potrebbe attestarsi per adesso sul 7 abbondante.
 
A questo punto vi diamo appuntamento a novembre, ma nel frattempo… qualche Barolo 2012 e Barbaresco 2013 assaggiatelo anche voi, che poi ne parliamo.
Autore: Carlo Macchi
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