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06/06/2016
Soave Preview: oltre al 2015 molto altro
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Quando ho ricevuto la mail del Consorzio del Soave che mi consigliava un abbigliamento adatto alle basse temperature (con possibilità di piogge) ho sorriso perché anche se le previsioni di pioggia le avevo viste, in quei giorni (19-20 maggio) faceva caldissimo e a Viareggio già si andava al mare. Poi come spesso accade  la realtà supera la fantasia e arrivata a Verona trovo ad aspettarmi un acquazzone e un vento freddo da far invidia alla peggiore giornata autunnale.

Arriva il direttore con una decina di ombrelli che inizia a distribuire, dandoci appuntamento nel luogo dove è prevista la presentazione del programma e… la distribuzione degli stivali di gomma. Si, avete letto bene, dopo la distribuzione degli ombrelli, quella degli stivali.
Un centinaio di paia di stivali di gomma, divisi per numero, facevano bella mostra di se e siamo stati invitati ad indossarli prima del trasferimento a Castel Cerino per la visita da  Coffele.
 
Purtroppo la pioggia battente ci ha impedito la passeggiata tra le vigne, malgrado fossimo sufficientemente “attrezzati”, quindi siamo passati direttamente  alla degustazione dei vini presentati da  Chiara e Alberto Coffele. Momento molto piacevole ed interessante, soprattutto quando hanno deciso di stappare una “cinque litri” del loro Soave Classico Ca’ Visco del 2002, che con la sua acidità di bocca rispetto alla nota di ossidazione al naso ha piacevolmente stupito.
 
Lasciato Coffele siamo andati al Chiostro del Palazzo Vescovile di Monteforte d’Alpone,  dove  c’era “il Soave alla prova del tempo”, degustazione di 12 vini tra soave e soave classico provenienti da annate che andavano dal 2000 al 2012.
soavevigneto.jpgTra tutti ho apprezzato  i tre Soave Classico Suavia del 2006, il Contrada Salvarenza di Gini del 2005 e il Ca’ Visco del 2000 che era, incredibilmente, ancora più acido, ancora più vivo del 2002.
 
Il giorno seguente, sotto un cielo azzurro ed un  sole che regalava temperature estive prossime ai 30 gradi, c’è stato il momento clou della manifestazione, con la degustazione di circa 65 vini del 2015 appena messi in commercio.
A differenza del 2014, annata poco soleggiata e con molta pioggia, la 2015 è stata tra le più calde e meno piovose degli ultimi anni, portando quindi le uve ad una migliore maturazione (per sbilanciarsi oltre, parlando di grande annata, aspettiamo almeno un mese con i nostri assaggi ufficiali) . La conseguenza è che rispetto ai vini del 2014 e del 2013, il Soave 2015 si presenta molto equilibrato tra acidità, sapidità e rotondità, con al naso sentori di piccoli fiori bianchi e frutti gialla. Bocca sapida e minerale, una buona acidità che promette longevità, un buon corpo senza essere pesante,  mantiene anzi snellezza e facile beva.
 
Mentre degustavo mi è venuto da pensare che, visto il caldo e soprattutto la perfetta organizzazione, oggi avrebbero dovuto portarci delle ciabattine da spiaggia…ma torniamo ai vini e alle visite.
 
Dopo la degustazione dei 2015 sono andata da  Corte Moschina e  da Gini.
Nella prima, abbiamo degustato due annate  (2014 e 2015) di Roncathe, il loro Soave base, e di Evaos, un Soave ottenuto da una selezione delle loro migliori uve. Poi siamo passati  al Tarai, vino di punta ottenuto da uve dei vigneti storici dell’azienda vendemmiati tardivamente (metà-fine ottobre), degustando il 2014 e il 2007.
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Da Gini invece troviamo ad attenderci Claudio Gini e due belle verticali: sei  annate di Soave Classico base dal 2015 al 1996 (dove ho particolarmente apprezzato il 2007) ed una strepitosa di Soave Classico La Froscà con undici annate, dal 2014 al 1988.
Dopo queste due verticali che meriterebbero altrettanti articoli, torniamo al Chiostro e qui ci attende l’ultima piacevole fatica, la degustazione di undici vini vulcanici provenienti da diverse parti del mondo.  
 
Molto buono l’ungherese  Juhfark del 2015, dell’azienda Samloi Vandor Winery, un vino poco conosciuto proveniente dalla  regione ungherese di Somloi (appena fuori dalla zona del più famoso  Tokaj) ottenuto da una varietà locale di uva chiamata appunto Juhfark, ovvero “coda di pecora”.  Naso minerale ed erbaceo piuttosto semplice e non particolarmente intenso ma bocca avvolgente e profonda.
Altra sorpresa il Kavalieros 2014 di Domaine Sigalas proveniente dall’isola greca di Santorini, con un naso fresco con note di macchia mediterranea che si ritrova in bocca ed una bella bocca acida e sapida che ad ogni sorso sembra catapultarti sull’isola.

Una bellissima due giorni, con una organizzazione perfetta che ha tenuto testa anche agli inconvenienti atmosferici. Appuntamento quindi all’anno prossimo.
 
 
Autore: Tiziana Baldassarri
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