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Editoriale

08/01/2017
Attenti alla nuova arma del MIPAAF: il raggio dematerializzante
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Non è un racconto di fantascienza, purtroppo è reale e attuale: esiste un essere alieno di straordinaria potenza che si è accorto dell’esistenza del settore del vino e, forte delle sue armi più moderne, lo ha attaccato.
 
Si chiama MIPAAF e la sua arma  è il “TESTO UNICO DEL VINO” arma abilmente utilizzata dal SIAN, braccio operativo dell’essere alieno.
 
La potente arma è stata presentata sotto le mentite spoglie di una nuova legge per bocca del generale dell’armata aliena, il Ministro Martina, che con le seguenti parole ne ha annunciato l’attivazione: “Finalmente diamo ai produttori una sola legge di riferimento con 90 articoli che riassume tutta la normativa precedente. Un'operazione di semplificazione che era attesa da anni e che consente di tagliare burocrazia, migliorare il sistema dei controlli, dare informazioni più trasparenti ai consumatori.”
 
 I produttori di vino hanno quindi tirato un sospiro di sollievo, pensando che alla fine una sola legge al posto di molte non sarebbe potuta essere un’arma tanto pericolosa.
 
ingrandisci burocrazia9.1.12.jpgDa anni attendevano una semplificazione della normativa e riuscire a ricondurre ad una sola legge (che dava un colpo di spugna su varie e variegate norme precedenti) sembrava essere un traguardo notevole.
Di certo non  l’hanno vista come un’arma in mano ad un essere alieno dagli oscuri scopi, sottovalutando le capacità della forza aliena e ritrovandosi così senza nessuna preparazione e soprattutto senza armi adeguate, a combattere la guerra contro la “Dematerializzazione dei registri”.
 
Il SIAN è infatti dotato di un’arma potentissima: il raggio laser dematerializzante che trasforma la carta in byte, lasciando le aziende senza informazioni a meno che non siano in grado di violare il programma del suo computerone centrale, riuscendo ad attivare l’accesso dal proprio ufficio e passando così alla compilazione dei moduli.
Questa operazione degna del miglior Jedi in Guerre Stellari, è apparsa ai più, assolutamente impossibile. Infatti spesso il programma del computer centrale fa scomparire le informazioni o le traduce in linguaggi alieni incomprensibili, tanto che neppure i migliori Jedi-hacker (titolari di uffici di consulenza profumatamente pagati) subito sguinzagliati dai produttori terrorizzati, sono stati in grado di violarne le difese.   
 
Il SIAN sembra essere un mostro che ingloba le informazioni e dà un responso terribilmente biunivoco: da una parte può salvare la vita e l’azienda (se tutte le operazioni sono state effettuate in modo corretto) in caso contrario il povero produttore si vede consegnare, (rigorosamente tramite byte) un documento di condanna a morte, salvo immediato pagamento di una “penale per grazia” più o meno consistente a seconda dell’errore compiuto.
Il 26 novembre è stata la data fatidica in cui i produttori hanno scoperto l’esistenza della potente arma, 31 dicembre il termine ultimo dato dall’essere alieno perché tutti accettassero di arrendersi iscrivendosi al SIAN e fornendo (ovviamente in modo corretto) le informazioni necessarie a cancellare qualsiasi pezzo di carta presente in azienda.
 
ingrandisci maddalena.pngUn atto di clemenza era sembrato essere la pubblicazione, da parte dell’ormai temutissimo MIPAAF, della “Guida rapida alla tenuta del registro telematico”, che però l’essere immondo, che è pure sadico, ha presentato il 22 dicembre, costringendo molti a trascorrere il Santo Natale leggendo le “appena” 184 pagine che la compongono. Ma si sa quando si è in guerra contro alieni tutto va in secondo piano.
 
Ad oggi non ci è dato sapere quanti produttori possano ritenersi salvi, ma l’arma è potente e non ce la sentiamo di fare previsioni troppo ottimistiche. Confidiamo nella promessa di clemenza del MIPAAF, il quale ha assicurato a coloro che saranno riusciti perlomeno ad inserirsi nel computer centrale del SIAN (e quindi dimostrato la propria buona fede) che non ci saranno sanzioni fino al 30 aprile.
 
Di sicuro l’essere alieno ha vinto la prima battaglia e temiamo molto per le sorti della guerra.
 
Che la forza sia con voi
 
Autore: Maddalena Mazzeschi
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Commenti presenti: 5
C oceani Renzo
inserito il 09/01/2017

Quando ho iniziato l'attività agricola riuscivo a gestire da solo la parte cartacea dell'azienda. Oggi per lo stesso lavoro devo pagare ad un CAA ogni anno circa 2.500 euro e non è finita. Questo significa affossare ancor di più le aziende agricole e portarle alla chiusura. Quando andremo a votare ci ricorderemo di tutto ciò.

mariangela plantamura
inserito il 09/01/2017

Per non parlare poi della maggior parte dei piccoli produttori che non si possono permettere l'onere dell'acquisto e della gestione di un software da parte di aziende private.... Noi piccoli produttori allora dovremmo fare un corso di laurea in informatica per capire come funziona il Registro Elettronico! Ma qualcuno lo ha spiegato a Martina che noi nasciamo come vignaioli...nelle nostre aziende noi ci occupiamo di tutto, e non possiamo permetterci ulteriori costi per pagare personale specializzato in informatica come avviene nelle aziende più grandi e quindi meglio organizzate. Vorrei preoccuparmi solo di ottimizzare la qualità della mia produzione, ma le mie energie saranno ancora una volta dirottate verso la pesante burocrazia...Così ci preoccupiamo di sostenere il lavoro di tanti piccoli produttori?

daniele
inserito il 09/01/2017

Le grandi idee di Zonin...[ ca. anno 2000] (all'epoca presidente della fiera di Verona...) si stanno realizzando. ...LA ENOVITICOLTURA DEVE ESSERE GESTITA DALL' INDUSTRIA DEL VINO... ...e noi, piccoli produttori, nonchè paladini della diversita, CHE SI FA'?

Carlo Macchi
inserito il 10/01/2017

Quello che i tre produttori riportano è purtroppo la conferma di una scelta che, come minimo, può essere definita azzardata. Speriamo che il ministero capisca che ha di fronte produttori di vino e non informatici laureati.

claudio
inserito il 13/02/2017

Pensate che molte volte sono stati i caaf stessi a chiedere l'introduzione di gabelle burocratiche per rimpinguare i loro bilanci a scapito degli agricoltori, di cui in teoria dovrebbero difenderne gli interessi! C'è conflitto un grande conflitto di interessi che gli stessi sindacati dovrebbero avere la decenza di riconoscere.

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