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Editoriale

14/12/2009
Toscana: Un altro scandalo, ma vecchio come il mondo.
ingrandisci farevino.jpg
Nei giorni scorsi i giornali hanno riportato la notizia di ennesimi sequestri di vino in Toscana, in particolar modo nella zona del Chianti. 100.000 ettolitri sequestrati, 42 aziende inquisite, cinque ettari messi sotto sequestro ed un azienda del comune di Castellina in Chianti chiusa per maggiori accertamenti. Leggendo sono convinto che tutti gli addetti ai lavori si siano fatti la stessa domanda: Ci risiamo? Siamo ad un caso “Brunello 2” con relativa perdita di credibilità del vino italiano (toscano in particolare) sui mercati mondiali.
ingrandisci bacco.jpgDa quello che siamo riusciti a capire la situazione sembra diversa, non tanto per i reati contestati (truffa in commercio tanto per dirne uno) ma per il senso di “deja vu” che permea l’intera vicenda. Con tutto il rispetto per che dice di svolgere il lavoro più vecchio del mondo siamo di fronte, dal punto di vista enologico,  al “reato più vecchio del mondo” ,cioè quello di “annacquare” un vino più importante con uno meno importante e costoso (ovviamente non ammesso dal disciplinare di produzione). Se , da quello che siamo riusciti a capire, il vino più costoso è un Chianti (sicuramente con il prezzo al quintale più basso tra i rossi DOCG toscani) siamo di fronte ad una frode (sempre e comunque grave) tra poveri.  Siamo d’accordo che c’è comunque un guadagno(ed una frode)  a mescolare vino da 20 Euro al quintale con uno che ne costa 60-70, ma quella che ne viene fuori è soprattutto un ‘immagine di profonda tristezza.  Dopo una vendemmia che ha visto, per la prima volta da molto tempo, lasciare l’uva in pianta perché economicamente parlando non conveniva raccoglierla, si scopre di essere rimasti  alle vecchie manfrine, al cercare di coprirsi con una coperta vecchia, corta e logora. Questa truffa ha odore di muffa, per niente nobile.

ingrandisci uva2.jpgInoltre, ancora una volta, sembra che la Toscana sia la patria dei sofisticatori anzi, sia l’unica patria. Pare che tutto il vino “ da tarocco” proveniente dal sud arrivi e si fermi qui. Perchè siamo arrivati a questo? Probabilmente “grazie” al caso Brunello, che ha portato a svolgere inchieste molto approfondite  anche sulla direttrice Toscana-sud Italia. Non voglio  con questo intendere che nel mondo del vino (non solo toscano) basta indagare e qualcosa si scopre o che “il più sano ha la rogna” ma è certo che vecchi metodi sono duri a morire mentre oggi, grazie ad una maggiore precisione dei controlli, sono più facili da scoprire. Però, da persona abbastanza dentro al settore, mi sembra strano che tutto il vino taroccato si fermi  e si formi in Toscana. Non voglio fare nomi, solo riportare la voce che tanto vino del sud viaggia verso altre destinazioni e denominazioni e questo non da oggi. I problemi non sarebbero certo inferiori se venissero scoperti scandali  del genere in altre regioni, ma forse la logica ne uscirebbe meno ammaccata.
Autore: Carlo Macchi
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Commenti presenti: 1
Paulo Rota
inserito il 03/12/2010

Sono pienamente d'accordo per quanto riguarda la questione secondo la quale il vino "taroccato" non si fermi solo in Toscana; si sa per certo che chi fa il furbo c'è sempre stato,c'è e ci sarà sempre e ovunque ( quindi non solo in Toscana). E' sicuramente lodevole che questo tipo di frodi vengano scoperte e chi le compie venga giustamente punito e sanzionato;dobbiamo ,purtroppo,renderci conto che di questi tempi i "furbetti"sono quelli che la passano sempre liscia ( e le istituzioni non si muovono su questo versante se non in maniera pittosto blanda). Bisogna sicuramente sperare in un cambio di mentalità da parte di chi fa il furbo..ma ,soprattutto,anche un cambio di rotta da parte delle isitituzioni e degli organismi competenti non solo a livello sanzionatorio ma anche a livello di stimolo al modo di procedere dei produttori...siano essi furbetti,toscani,lombardi ,veneti eccetera.. Paulo

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