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Bene, ho accorciato la filiera, quindi posso dire che acquisto prodotti a chilometri zero. Ma quanti chilometri devo fare in realtà? Chi l'ha stabilito? Chi mi garantisce la qualità? Chi mi garantisce che il prezzo è equo?Non sono un fan totale del km0, ma voglio mettere l'accento sull'aspetto che a me, produttore, piace di più della filiera corta. E cioè il fatto che il peso della logistica e della distribuzione si riduce drasticamente e ci si incontra tra produttori e consumatori
che è un rapporto tra due entità deboli del mercato dove (lapalisse) prevale una logica commerciale che non sempre collima con i miei interessi o con la mia etica.
Rilievi condivisibili. Aggiungerei (come ho scritto qui: http://blog.stefanotesi.it/?p=576) che gli slogan "filorurali" ad uso del cittadino poco consapevole della complessità dell'agricoltura sono la peggiore insidia che possa venir tesa al mondo agricolo, perchè induce l'opinione pubblica a credere che la realtà sia diversa da com'è e che i problemi siano altri rispetto a quelli reali del settore. Ciò non significa che semplificare e accorciare le filiere non possano essere un'arma per rilanciare certi settori o far sopravvivere tante microaziende, ma da qui a risolvere le grandi questioni agricole, ce ne corre...
Sono sicuramente d'accordo sulla necessità di regolarizzare i mercati a filiera corta con delle leggi che salvaguardino i consumatori per ciò che riguarda prezzi e qualità, ma quetso tipo di mercati nascono perchè il consumatore è stufo di non sapere la provenienza di ciò che mangia, soprattutto adesso che c'è maggior interesse verso la genuinità di quello che acquistiamo perchè viviamo in un tempo in cui siamo bombardati nei media da notizie preoccupanti (mozzarelle blu, botulino, OGM, vino in buste...). Al tempo stesso gll agricoltori trovano difficoltà a piazzare i loro prodotti sul mercato a prezzi remunerativi, così oppressi dalla concorrenza estera (non solo europea), pertanto hanno escogitato nuove vie per arrivare a vendere il frutto del loro lavoro. Io, come azienda, non partecipo a mercati di questo tipo, ma credo che sia i consumatori che gli agricoltori che hanno scelto questa via meritino rispetto. Quanto alla CIA (e lo dico da cliente), penso che vi sia nelle parole del presidente un po' di "gelosia" per quel che fa la Coldiretti; del resto anche la nostra associazione ha adottato felici iniziative per fornire possibilità di acquisto direttamente in azienda come "la spesa in campagna", che probabilmente meriterebbe un po' più di pubblicità.
Appunto: un po' di sana laicità. Siamo il paese "dalle stelle alle stalle" per ogni cosa. Le pale Eoliche ? deturpano il paesaggio e foraggiano le mafie. Saviano 1? Eroe. Saviano 2 ? Comunista. Saviano 3 ? Sionista. Ma i problemi che stiamo sbattento in faccia ai nostri figli non si attenuano con entusiasmi ed ipercriticismi privi di lucidità: l' eolico è sicuramente uno dei migliori modi di produrre corrente elettrica, ma forse un parco eolico sulla corona del Colosseo per sfruttare il Ponentino, o dietro la siepe dell' Infinito a Recanati è meglio evitarlo. E la mafia è colpa dell' eolico o dei meccanismi che Saviano ha contribuito a svelare ?. E trovare in Nepal acqua minerale aviotrasportata dall' Italia è buono e giusto ? Km zero è uno slogan, certo, ma se un kg di merce che viaggia per 300 km produce un kg di CO2 equivalente (se anche, con altri calcoli, fossero meno o di più - ma l' ordine di grandezza è quello - il ragionamento non cambia di una virgola) sarà bene tenerne conto e, - ma è solo un esempio -, favorire metodi agricoli che moltiplichino la fotosintesi anzichè cancellarla con uso indiscriminato di diserbanti, ...non sostituire terreni agricoli con parchi fotovoltaici (il fotovoltaico va sui tetti, non a competere con la fotosintesi, tanto più se alimentare) oppure .... ci sono mille possibilità intelligenti. L' unica impossibilità è fregarsene e ritenere che qualunque azione valga qualunque altra. E, soprattutto, farsi parte attiva di una idea solo se, quando, e quanto mi conviene personalmente.
Finalmente un articolo che non suona la grancassa a Petrini & C. teoricamente sono anch'io a favore di questa misteriosa filiera corta, ma se poi si mettono gù un po' di dati tecnici l'impalcatura traballa. ne dico solo uno: la cara coldiretti che strepita per il latte italiano perchè non dice a caratterui cubitali che senza le importazioni si chiudono i caseifici? perchè si festeggia se si vende il brunello negli usa e ci si lamenta se arrivano qui le noci dal cile? Non 'è qualcosa che non torna? km 0 a chi, in sostanza? Costa più in termini energetici produrre qui un pomodoro a gennaio (in serra) o importarlo dal marocco? faccimo due conti o si procede a slogan? Un saluto Franeso PS x Carlo Macchi, ma come erano le cipolle?
Mi fanno molto piacere questi commenti, tutti molto equilibrati (come del resto l'articolo di Fabrizio). Vuol dire che il tema ha bisogno di approfondimenti e soprattutto di nessun partito preso.
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